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(Redazione) - 56 - Lo spazio vuoto tra le lettere - Il monologo drammatico come arma politica: Carol Ann Duffy e la dissezione del presente

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di Sergio Daniele Donati La raccolta di Carol Ann Duffy, Politica , [con traduzione e cura di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera (Crocetti Editore, 2026)], costituisce un’antologia di straordinaria densità militante e di acuminata forza corrosiva. La poetessa scozzese si serve, con esiti davvero magistrali, della parola poetica come strumento di dissezione chirurgica del corpo sociale britannico, attraversando quasi mezzo secolo di storia nazionale, dagli anni Ottanta del thatcherismo fino alle contraddizioni del nuovo millennio. La politica non viene qui dall'autrice intesa come astrazione ideologica, bensì come esperienza carnale, fisica, vissuta e patita nella carne di soggetti marginali, oppressi o irrimediabilmente alienati. Il monologo drammatico in Duffy è centrale e presenta caratteri sia di eredità che d’innovazione. Uno degli elementi più significativi e originali della poetica di Duffy risiede infatti nel suo impiego del forma monologica , magistralmente ereditat...

(Redazione) - 55 - Lo spazio vuoto tra le lettere - Hans Arp, poeta dell’organico: affinità elettive, distanze radicali e risonanze nell’avanguardia novecentesca

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  di Sergio Daniele Donati   Hans Arp - immagine da  Wikipedia Hans Arp – o Jean Arp, nella sua firma francofona – non è un poeta tra gli altri dell’avanguardia, ma un caso esemplare di continuità tra parola e forma vivente. Nato nel 1886 a Strasburgo, crocevia di lingue e culture in una terra contesa, egli incarna la frattura del primo Novecento non come lacerazione nichilista, bensì come germinazione di un disordine fertile, di un “caso” che non distrugge ma ricompone in forme biomorfe, gonfie di respiro naturale.  La sua poesia, scritta indifferentemente in tedesco e francese, si configura come un’estensione verbale della sua scultura e del suo collage: immagini concrete che si dilatano, si contraggono, putrefanno e rigenerano, rifiutando ogni gerarchia tra segno linguistico e segno plastico.  Non si limita a negare la ragione borghese – come il Dadaismo più incendiario – ma la riconduce a uno stato di innocenza primordiale, a un panteismo ironico in cui “le ...

(Redazione) - 54 - Lo spazio vuoto tra le lettere - Tristan Tzara: nichilismo messianico e redenzione della parola - nota critica di Sergio Daniele Donati

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di Sergio Daniele Donati   Tristan Tzara | The Poetry Foundation Dal dadaismo all’umanesimo surrealista, in dialogo con René Daumal Nato Samuel Rosenstock il 16 aprile 1896 a Moinești , in una Moldavia romena ancora segnata dalle discriminazioni antisemite che, ad esempio, negarono agli ebrei la piena cittadinanza rumena fino al 1918, Tristan Tzara incarna una delle figure più radicali e al tempo stesso più complesse dell’avanguardia europea del Novecento.¹ La scelta del nome d’arte –anagramma giocoso di « trist în țară », « triste in patria » – non è mero vezzo fonetico: è già un atto di distanziamento, peraltro ironico, da un’identità nazionale oppressiva e da una condizione diasporica vissuta come ferita originaria profonda. Figlio di una famiglia ebrea ashkenazita che parlava yiddish come lingua materna e che aveva radici profonde nello shtetl (il villaggio ebraico dell’est europeo) hassidico, Tzara non fu mai un ebreo praticante. Eppure, la sua opera poetica, dalla distru...

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 53 - "Espressionismo viennese tra pennello e parola": Oskar Kokoschka, il pittore che dialogava con i poeti

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  di Sergio Daniele Donati Una premessa Oskar Kokoschka (Pöchlarn, 1886 – Villeneuve, 1980) incarna una delle figure più complesse e rappresentative dell’Espressionismo viennese, un movimento culturale che, tra il primo e il secondo decennio del Novecento, ha profondamente rinnovato i rapporti tra arti visive, letteratura e teatro in un contesto mitteleuropeo segnato da crisi identitarie, sessuali, sociali e politiche. Pittore, poeta, drammaturgo e incisore, Kokoschka non si limita a esercitare parallelamente pittura e scrittura: le due espressioni si intrecciano in una sinestesia artistica che rielabora in chiave soggettiva e psicologica il concetto wagneriano di Gesamtkunstwerk, trasformandolo in un organismo unitario dominato da una tensione febbrile e visionaria. Fin dagli anni formativi, la sua produzione si caratterizza per un dialogo incessante tra immagine e parola: i dipinti assumono un ritmo frammentario e quasi prosodico, mentre le poesie si strutturano attraverso immag...