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(Redazione) - Paul Celan e Jacques Lacan: il soggetto, il significante e il Reale tra lingua e catastrofe - nota critica di Sergio Daniele Donati

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«Je ne suis pas un poète, mais un poème. Et qui s'écrit, malgré qu'il ait l'air d'être sujet.» [1] Premessa: oggetto, tesi e metodo Questo saggio propone un confronto fra la teoria lacaniana del significante e la poesia di Paul Celan, assumendo come testo-cardine Todesfuge , integrato dal discorso di Brema (1958) e dal Meridian (1960). L'obiettivo non è dimostrare una dipendenza di Celan da Lacan, né viceversa, ma verificare che cosa accade alla formalizzazione lacaniana del soggetto quando viene posta di fronte a una scrittura poetica nella quale il significante porta con sé una memoria storica irriducibile a una struttura astratta. Il metodo adottato combina l'analisi ravvicinata del testo poetico — lessico, sintassi, struttura ritmica e figurale — con la ricostruzione dei concetti lacaniani pertinenti (significante, soggetto barrato, ripetizione, tuché, Reale), nella convinzione che una lettura psicoanalitica della poesia debba procedere per attrito e non ...

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 58 - Edmond Jabès e Paul Celan: un breve saggio meditativo sulla parola ferita

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di Sergio Daniele Donati Ci sono autori che non si leggono, semmai si attraversano.  Edmond Jabès e Paul Celan appartengono a questa categoria di voci che non cercano solo un lettore, ma un testimone.  Le loro opere non chiedono interpretazione, ma una forte presenza. Sono due poeti che hanno camminato lungo il bordo della parola dopo che la storia ne aveva spezzato l’asse, e che hanno tentato di restituirle un luogo, un respiro, una possibilità. Meditare su Jabès e Celan significa sostare nel punto in cui la lingua non è più strumento, ma ferita, domanda.  Significa ascoltare ciò che resta quando la parola non può più dire tutto ciò che dovrebbe. 1. Due origini, un’unica frattura Celan nasce nel cuore dell’Europa orientale, in una terra di lingue sovrapposte, dove il tedesco è insieme casa e minaccia. Jabès nasce nel Cairo, in una comunità ebraica che vive la propria identità come diaspora permanente. Due luoghi lontani, due storie diverse, ma un’unica frattura: la Shoa...

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 51 - "La parola al limite" - a proposito di “Conseguito silenzio” di Paul Celan (Einaudi ed.) - di Sergio Daniele Donati

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  di Sergio Daniele Donati Conseguito silenzio (Einaudi ed.) di Paul Celan appartiene alla fase estrema della scrittura dell’autore, e perciò ogni testo ivi appare come il risultato di una lunga riduzione, di un progressivo avvicinamento al punto in cui la parola si misura con la propria soglia, con un limite strutturale che diviene, per chi il poeta legge, sempre creativo (che tale limite fosse creativo anche per il poeta stesso non è dato qui intuirlo). La raccolta nasce dal lascito poetico, in parte prima della pubblicazione sconosciuto in Italia,  immenso dell’artista, dunque non da un progetto unitario, ma da un insieme di presenze che condividono un medesimo clima nel quale la lingua si assottiglia, la voce si concentra, la poesia si dispone come un gesto che cerca un varco più che un discorso, una fenditura, più che una via. Il titolo eletto per l’edizione italiana non traduce letteralmente l’originale, e proprio per questo diventa in un certo un’indicazione interpret...

(Redazione) - Paul Celan e Mario Luzi: paralleli e divergenze - di Sergio Daniele Donati

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Foto di Sergio Daniele Donati La comparazione tra Paul Celan ( Czernowitz; 1920 – Parigi 1970) e Mario Luzi ( Firenze; 1914 – 2005) non si fonda su un dialogo diretto né su corrispondenze documentate, ma su un confronto ideale che nasce dalla comune appartenenza alla crisi novecentesca, in particolare sul piano del linguaggio poetico. Non si tratta dunque di un dialogo reale, bensì di una comunicazione implicita tra poetiche distanti e al contempo limitrofe, che trovano nella fragilità della parola e nella sua tensione verso l’oltre un terreno di convergenza inattesa. Paul Celan, ebreo rumeno di lingua tedesca, sopravvissuto alla persecuzione nazista e segnato dalla Shoah e dalla morte dei genitori, elabora una lirica che interroga il silenzio come condizione originaria del dire dopo Auschwitz.  In questo quadro si possono tracciare linee di approfondimento sulla relazione tra la crisi della parola poetica e l’assenza della parola divina di fronte alla catastrofe, come hanno in...

(Redazione) - Il Midrash infinito e il sogno della verità: Idel, Kaplan, Celan, Jabès, Rilke e Luzi

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Il rapporto tra poesia sogno e Kabbalah costituisce un nodo centrale della riflessione contemporanea sulla mistica ebraica e sulla funzione epistemica dell’immaginazione.  Allo stesso tempo esso mantiene un sicuro fascino e una certa rilevanza anche nell'indagine critica di autori, anche del dominio poetico, storicizzati ed estranei alla cultura ebraica in senso stretto.  Moshe Idel , forse il più grande sapiente vivente in merito al pensiero ebraico e cabalistico ha mostrato in più sedi come ogni sogno sia latu sensu  null'altro che un testo  fluido e rivelativo per il quale, come poi riscopre la moderna psicanalisi, l'attività interpretativa non solo è necessaria e fondante ma anche formativa del sogno stesso.  L'interpretazione del sogno, come di ogni altro testo, è parte integrante, in altri termini, dello stesso sogno e, come risaputo, nella cultura tradizionale ebraica essa era oggetto di attività comune, quasi comunitaria, se il sognante ri...