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(Redazione) - Metricamente (Prontuario di sopravvivenza metrica) - 07 - Liberamente, poesia

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  Di Ester Guglielmino Fin dal primo contributo di Metricamente abbiamo avuto modo di spiegare quanto saldo e imprescindibile sia il rapporto tra musica e poesia. Sia che si voglia partire dal ditirambo antico sia che si faccia riferimento all’arcaica lirica monodica, la storia del genere ci insegna che la sua essenza più specifica risiede nell’interdipendenza strettissima tra il ritmo, il senso e la parola. Memori di ciò, abbiamo ab origine chiarito che la metrica non può rappresentare altro se non il tentativo, fatto a posteriori, di cogliere e classificare come regolari le spinte entropiche insite nell’atto stesso dello scrivere; operazione, questa, che, da un lato, ha permesso uno studio tecnico più consapevole della forma poetica ma, dall’altro, ha finito per imporre un controllo sempre più pesante e strutturato alla spontaneità della composizione. E quindi, approssimandoci - a un anno esatto di distanza - ad un inevitabile commiato, potevamo forse esimerci da una trattazio...

(Redazione) - 56 - Lo spazio vuoto tra le lettere - Il monologo drammatico come arma politica: Carol Ann Duffy e la dissezione del presente

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di Sergio Daniele Donati La raccolta di Carol Ann Duffy, Politica , [con traduzione e cura di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera (Crocetti Editore, 2026)], costituisce un’antologia di straordinaria densità militante e di acuminata forza corrosiva. La poetessa scozzese si serve, con esiti davvero magistrali, della parola poetica come strumento di dissezione chirurgica del corpo sociale britannico, attraversando quasi mezzo secolo di storia nazionale, dagli anni Ottanta del thatcherismo fino alle contraddizioni del nuovo millennio. La politica non viene qui dall'autrice intesa come astrazione ideologica, bensì come esperienza carnale, fisica, vissuta e patita nella carne di soggetti marginali, oppressi o irrimediabilmente alienati. Il monologo drammatico in Duffy è centrale e presenta caratteri sia di eredità che d’innovazione. Uno degli elementi più significativi e originali della poetica di Duffy risiede infatti nel suo impiego del forma monologica , magistralmente ereditat...

(Redazione) - Dissolvenze - 55 - Salamandra

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  di Arianna Bonino L'onnipresente Iddio creò per primo un giardino” Francis Bacon Hieronymus Bosch - trittico del Giardino delle delizie (De tuin der lusten, lett. "Il Giardino dei desideri"), o del Millennio, 1480-1490 ca., museo del Prado, Madrid ( link ) Giardino: fuga, segreto, illusione. Luogo bambino, incantesimo. Ogni volta che penso al mio giardino, quello che c’è ma non esiste, so che è l’intrico dell’altra vita, lo spazio della verità selvaggia, meridiana senz’ombre, eterno verde. Trasformare un terreno di rovi e pietre da bisce in un giardino segreto non è poi così complicato. È sufficiente ritagliare una stradina invisibile nel folto, evitando di tirar dritto, mimetizzare il sentiero, lasciare al loro posto rami da graffio e ortiche ardenti, e non violare mai, per nessuna ragione al mondo, il patto tacito con le lucciole, che proprio su quelle erbacce senza nome ogni estate faranno i bozzoli di candida bava, bianca d’un bianco più bianco del bianco degli oc...

(Redazione) - Amerinda - 08 - "L’infinito e la città eterea" - un viaggio poetico per L’Avana attuale con la silloge della poeta cubana Giselle Lucía Navarro.

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  di Antonio Nazzaro In questi tempi in cui Cuba viene costantemente difesa o condannata, vogliamo invece raccontarla attraverso i versi e gli occhi di un’artista a tutto tondo: Giselle Lucía Navarro, non solo poeta e scrittrice, ma anche artista visiva conosciuta sia in America Latina sia in Europa. Il poemetto, già nel titolo, racconta un viaggio: L’infinito e la città eterea . Si viaggia dal sud verso la città eterna che, nell’attraversare l’oceano, si fa eterea. La poeta cubana ha sbozzato il testo nel marzo del 2023, durante un viaggio in autobus da Cosenza a Roma, e — come spiega in una nota alla fine dell’opera — lo ha terminato «alla luce di una candela, durante i giorni di blackout nazionale che ha vissuto il popolo cubano, il 20 ottobre del 2024, alle 22:15». L’inizio del testo non lascia dubbi, Giselle è cubana e scrive: Vengo da un paese attraversato dalla polvere e le verdi risaie dell’oblio. Porto tra le mani un po’ di terra e qualche parola antica per dare equilibrio...

(Redazione) - Anfratti - 17 - Professor Prok o il vicino di casa

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  A cura di Alessandra Brisotto Non rimane sveglio a lungo, quando negli occhi è scomparsa la reazione naturale alla luce.  Se ne accorge perché gli oggetti svaniscono all’interno, non trovando più nessuna corrispondenza con l’esterno. Così comincia la notte, il destino dei sogni si incammina in fila indiana, avanzando ad uno ad uno con il trascorrere del sonno, alternato a qualcosa che si chiama veglia. È il re dei dormiglioni, dei pigri e dei procrastinatori. Le scuse per non proseguire un lavoro, o addirittura per non cominciarlo, gli sfilano innanzi a due a due, a braccetto con i libri che legge.  Per ogni testo una scusa sigillatasi addosso.  A volte a un libro si attaccano due o tre scuse, come polipi curiosi, a interpellare la carta per divorarne il contenuto senza analizzarlo. È un polipo disilluso, abbracciante (solo la carta), ironicamente stanco di fare qualcosa che in realtà non ha nemmeno cominciato.  È stanco della stanchezza in generale. Stanco di...

(Redazione) - Una costante follia - 03 - Senza specchi

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di Anna Polin Senza specchi “L’altro è la mia domanda.” — Edmond Jabès Siamo sempre in mezzo agli altri. Anche quando si ha l’impressione di essersi allontanati da tutto. Anche quando si cambia cultura, geografia, territorio. Si cambia luogo, lingua, o soltanto indirizzo e a volte rimangono addosso immagini che non reggono. Volti, strade, frammenti che sembravano pieni e che poco alla volta iniziano lentamente a svuotarsi. Non scompaiono, perdono consistenza come parole consumate dall’uso. Forse basta questo. Che l’altro e il luoghi conosciuti non siano più una funzione, né un riflesso, né una conferma. Solo una presenza. In quello svuotarsi, qualcosa si sposta. Non il mondo, ma il modo in cui gli altri e gli oggetti appaiono. All’inizio è quasi impercettibile. Una conversazione qualunque, una presenza familiare, un gesto già visto mille volte. Qualcuno che versa dell’acqua, che appoggia una chiave sul tavolo, che entra in una stanza senza annunciare nulla. Gesti minimi, che prima scor...

(Redazione) - Visioni contemporanee - 04 - A proposito di Salvatore Torretti

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  di Emanuela Maggini (Melita Ruiz) Salvatore Torretti nasce a San Gallo (Svizzera) nel 1964, ma vive e lavora nel Salento, da quando la sua famiglia è tornata in Italia durante la sua adolescenza; consegue la maturità artistica presso l'Istituto Statale d'Arte di Lecce. Per due anni frequenta l’Accademia di Belle Arti della stessa città, ricevendo il titolo di Maestro d'Arte. I suoi interessi per la cultura e l'arte sono stati integrati da studi approfonditi e viaggi in Europa. Nel 1988 presso lo Studio del Canova di Roma espone un'importante mostra che lo rende ampiamente noto al pubblico italiano. Successivamente riceve numerosi inviti a mostre pubbliche e private in Italia e all'estero, tra cui "San Rocco in Arte" (edizione 2009) a Palazzo Ciardi presso Gagliano del Capo. Nell'estate del 1989, la scrittrice italiana Maria Corti (Università di Pavia) lo mette in contatto con l'illustre Professore di Storia dell’arte contemporanea Carlo Franz...