(Redazione) - "Cartografia dell'estraneo" - a proposito della raccolta di Antonella Sica "Corpi estranei" (Arcipelago Itaca, 2025) - nota di lettura di Sergio Daniele Donati
Antonella Sica , con Corpi estranei (Arcipelago Itaca ed, 2025), costruisce un libro che attraversa la materia dell’esperienza con una precisione che non concede riparo. La poesia nella raccolta diventa un luogo di esposizione, un territorio in cui il vissuto si deposita senza attenuarsi. L’estraneità evocata dal titolo non è un concetto astratto: è una condizione che si manifesta nei corpi, nelle stanze, nei gesti più minuti. È dunque una distanza che nasce dal familiare, da ciò che dovrebbe offrire continuità e invece vibra di una tensione che non trova soluzione o, se la trova, la tiene in parte celata. La raccolta si apre con una delle immagini più nette dell’intero libro: “madre impastata nel corpo / madre / che sei andata via / come si spegne la luce” (p. 13). L’anafora non costruisce qui un lamento, ma un gesto di scavo, una insistenza. Ogni ripetizione avvicina e allontana la figura materna, come se la parola tentasse di trattenere un corp...