(Redazione) - "Cartografia dell'estraneo" - a proposito della raccolta di Antonella Sica "Corpi estranei" (Arcipelago Itaca, 2025) - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

 

Antonella Sica, con Corpi estranei (Arcipelago Itaca ed, 2025), costruisce un libro che attraversa la materia dell’esperienza con una precisione che non concede riparo. 
La poesia nella raccolta diventa un luogo di esposizione, un territorio in cui il vissuto si deposita senza attenuarsi. 
L’estraneità evocata dal titolo non è un concetto astratto: è una condizione che si manifesta nei corpi, nelle stanze, nei gesti più minuti. 
È dunque una distanza che nasce dal familiare, da ciò che dovrebbe offrire continuità e invece vibra di una tensione che non trova soluzione o, se la trova, la tiene in parte celata.
La raccolta si apre con una delle immagini più nette dell’intero libro: “madre impastata nel corpo / madre / che sei andata via / come si spegne la luce” (p. 13). 
L’anafora non costruisce qui un lamento, ma un gesto di scavo, una insistenza. 
Ogni ripetizione avvicina e allontana la figura materna, come se la parola tentasse di trattenere un corpo che si dissolve mentre viene nominato. 
La perdita nella raccolta non è solo un episodio: è una condizione — direi quasi esistenziale — che permea tutto il resto, un punto di origine, una sorgente che, paradossalmente, coincide con una sottrazione, con un'assenza.

Da questa fenditura iniziale si irradia forse la percezione dell’estraneo. 
La casa, evocata in una delle poesie più incisive, appare come un organismo instabile: “Era una casa divisa in gabbie / perimetri di fiato e dolore” (p. 14). 
Non è dunque un luogo, ma un corpo plurale che respira in modo irregolare. 
Le stanze trattengono tensione, gli oggetti diventano indizi, i rumori si trasformano in segnali. 
La lingua registra tutto con un’attenzione quasi clinica: le ciabatte della nonna, le caffettiere, la luce che taglia la domenica. 

Ogni dettaglio è un indizio, un punto in cui il quotidiano rivela la sua parte più vulnerabile e, allo stesso tempo, l'altro da sé, o il sé che si fa altro.

La figura della bambina, poi, introduce un’altra forma di estraneità, più sottile e più feroce. Non è un ricordo: è una presenza che abita il corpo dell’io, un doppio che accompagna, disturba, interroga. “mentre sogno indossa le mie mani / disegna una volpe che gioca coi cani” (p. 25)
La bambina agisce, non viene evocata: esiste in quanto esiste un io narrante...e viceversa, forse.
La sua voce attraversa la raccolta come un filo teso: ogni sua apparizione sposta l’equilibrio, ogni suo gesto riapre una soglia, differente da quella che ci si potrebbe attendere. 
È forse la bambina la parte dell’Io che non ha mai smesso di guardare il mondo con stupore e paura, la memoria incarnata che non si lascia archiviare?

In La condanna alla luce, la poesia di Antonella Sica dichiara compiutamente la propria postura anche etica. 
La luce qui non illumina: espone, non senza un qualche effetto urticante, rispetto all'idea consolatoria che spesso associamo al registro luminoso.

“Scaverò una fossa alla luce / che slabbra i contorni alle parole” (p. 31). 

La luminosità diventa un agente di deformazione, un elemento che mette a nudo. 
Il buio, o quantomeno la penombra,
 al contrario, è il luogo in cui la parola affila la sua lama, dove la visione si fa più nitida.
Le immagini marine, le finestre, gli scuri, i paesaggi attraversati dalla luce radente costruiscono una geografia emotiva in cui ogni cosa vibra di un’inquietudine trattenuta.

Questa tensione trova una delle sue espressioni più alte nella poesia in cui una medusa diventa un corpo esposto: “una medusa arresa alla risacca / sulla sabbia muore, al sole / sale un odore d’oscena intimità” (p. 58). 
L’immagine, come potete vedere, è diretta, quasi documentaria, ma l’espressione quasi ossimorica “oscena intimità” apre una dimensione ulteriore. 
L’osceno non è ciò che scandalizza: è ciò che eccede il visibile. 
L’intimità è ciò che resta quando il corpo non può più difendersi. 
La scena naturale diventa un riflesso dell’umano, un modo per osservare la vulnerabilità senza mediazioni.

Nell’ultima sezione, poi, Dove nessuno chiama, il quotidiano si apre a una dimensione più ampia. 

“Talvolta si muore sulla soglia / il peso delle chiavi fra le mani” (p. 53). 

La soglia è il luogo in cui la vita si sospende, dove il gesto più semplice – tenere le chiavi – diventa un segno di passaggio interrotto. Allo stesso tempo, lo sappiamo bene, ogni soglia è anche sempre il luogo di una scelta, dell'elezione di un passaggio.

La poesia non cerca un altrove: trova in questa raccolta nel reale la sua materia più resistente. 
Ogni gesto diventa così un modo per misurare la distanza tra ciò che si vive e ciò che si sente.

In un’altra immagine memorabile, il paesaggio entra nel corpo: “sento il battito del cuore in un sasso / che preme sulla schiena” (p. 62). 
Il sasso non è un simbolo: è un organo esterno, un punto in cui il mondo naturale e il corpo umano coincidono. 
Qui, a nostro avviso, la poesia di Antonella Sica raggiunge una delle sue intuizioni più alte: la continuità tra ciò che è umano e ciò che è altro.

Nel panorama della poesia contemporanea, Corpi estranei trova una risonanza particolarmente fertile nell’opera di Fabio Pusterla, soprattutto nel modo in cui la materia quotidiana viene attraversata da una tensione che non cerca spiegazioni, ma forme di presenza. 
In Antonella Sica, come in Pusterla, il reale non è un fondale: è un organismo che pulsa, si incrina, si addensa, e costringe la voce poetica a misurarsi con ciò che resta opaco. Entrambi lavorano su una lingua che privilegia la densità, la precisione, la frattura come principio di conoscenza.

Il confronto forse può illuminare la qualità più profonda della raccolta: la capacità di trasformare l’estraneità in un metodo, in una postura, in un modo di stare nel mondo senza arretrare davanti alla sua complessità.

Corpi estranei è una raccolta che costruisce un attraversamento, nel quale tuttavia anche la stasi, l'immobilità ha un suo ruolo rivelatore. 
La sua forza risiede nella capacità di trasformare la frattura in forma, la vulnerabilità in struttura, la memoria in materia poetica. 
La voce di Antonella Sica si muove con una lucidità che non si concede distrazioni: ogni immagine è un frammento che trattiene ciò che sfugge, ogni verso un gesto che interroga. 
La poesia qui diventa un luogo in cui l’esperienza non viene ridotta, ma accolta nella sua complessità. 
È una lingua, quella di Antonella Sica, che resta vigile, che continua a lavorare dentro chi legge.

Notizie biobibliografiche 

Antonella Sica, genovese, è laureata con lode in Lettere Moderne. Regista e manager culturale nel settore audiovisivo e cinematografico, ha fondato e co-diretto il Genova Film Festival dal 1998 al 2015. 
Ha realizzato cortometraggi di fiction e documentari selezionati e premiati in diversi festival, tra cui Ballata Trash, cortometraggio con il poeta Edoardo Sanguineti.
Ha curato il libro-intervista Claudio G. Fava – Clandestino in galleria (Le Mani, 2003) e collaborato alla realizzazione di volumi quali Le Immagini del G8Le strade perdute di Genova (Falsopiano, 2002), L’immagine plurale – Documentazione filmica, comunicazione e movimenti di massa (AAMOD, 2003) e Le forme del corto. Rapporto sui corti italiani (Falsopiano, 2007). 
Ha inoltre ideato e organizzato festival e rassegne cinematografiche, tra cui X_Science: Cinema tra Scienza e Fantascienza e FIDRA (Festival Internazionale del Reportage Ambientale).
Parallelamente, si è dedicata alla poesia, ricevendo numerosi riconoscimenti. 
Nel 2014 ha vinto il premio per la miglior silloge del concorso Prospero Editore, che ha pubblicato Fragile al mondo (2015). 
Nel 2017 si è aggiudicata il Premio Internazionale di Poesia Città di Milano con la silloge La memoria nel corpo, edita da Rayuela Edizioni nel 2018. Nel 2019 ha ricevuto il Premio per la Miglior Silloge al XX Premio di Scrittura Femminile Il Paese delle Donne con L’ira notturna di Penelope, pubblicata nel 2022 da Prospero Editore con prefazione di Donatella Bisutti
Nel 2023, con la raccolta Corpi Estranei, ha vinto il Premio InediTO – Colline di Torino. Il volume è stato pubblicato da Arcipelago itaca nel gennaio 2025 con la prefazione di Camilla Ziglia.
È presente in numerose antologie, tra cui Singolare, molteplice (Puntoacapo, 2022) e il Settimo repertorio di poesia italiana contemporanea (Arcipelago itaca, 2023). Suoi testi sono stati selezionati e premiati in diversi festival, tra cui Bologna in Lettere, Concorso Letterario Guido Gozzano, Premio Lorenzo Montano, e pubblicati su riviste e blog letterari come Inverso – Giornale di Poesia, Poesia del nostro tempo, L’altrove – appunti di poesia, Poetarum Silva, Le parole di Fedro,  Nieder Gasse, Poeti Oggi, Larosainpiù, Ex-Libris, Cartesensibili, Metaphorica, Menabò e Versante Ripido, dove cura la rubrica di videopoesia Lanterna Magica. 
La sua ultima raccolta Sulla terra rotta ha vinto l’11° Premio nazionale editoriale di poesia "Arcipelago itaca" e sarà pubblicata nel maggio del 2026.
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