(Redazione) - A proposito di "Davaj" (Puntoacapo ed, 2025) di Michele Trizio - nota di lettura di Sergio Daniele Donati
Pubblicato da Puntoacapo Editrice , Davaj di Michele Trizio si presenta come un poemetto che, fin dalle prime pagine, rivela la volontà di trasformare la campagna di Russia in una condizione linguistica ed esistenziale, più che in un semplice scenario storico, e che impone al lettore un ingresso immediato in un mondo dove la lingua arretra, si frange, si sospende, assumendo la stessa temperatura del gelo che attraversa il libro. Ed è proprio in questa sospensione, in questo continuo slittamento tra tempi e stati dell’essere, che affiora un’analogia sorprendente: nell' ebraico biblico , come è noto, l’aggiunta iniziale della particella “ ve ” (la lettera vav che rappresenta la congiunzione "E" ) al futuro lo trasforma in passato remoto, e al contrario, se aggiunta al passato remoto, lo proietta nel tempo futuro. In modo grossolano e schematica — ci sarebbe davvero tanto da aggiungere a riguardo — potremmo dire che: E andò==>andrà E andrà==>andò...