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Visualizzazione dei post con l'etichetta Einaudi Editore

(Redazione) - Lo spazio vuoto tra le lettere - 51 - "La parola al limite" - a proposito di “Conseguito silenzio” di Paul Celan (Einaudi ed.) - di Sergio Daniele Donati

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  di Sergio Daniele Donati Conseguito silenzio (Einaudi ed.) di Paul Celan appartiene alla fase estrema della scrittura dell’autore, e perciò ogni testo ivi appare come il risultato di una lunga riduzione, di un progressivo avvicinamento al punto in cui la parola si misura con la propria soglia, con un limite strutturale che diviene, per chi il poeta legge, sempre creativo (che tale limite fosse creativo anche per il poeta stesso non è dato qui intuirlo). La raccolta nasce dal lascito poetico, in parte prima della pubblicazione sconosciuto in Italia,  immenso dell’artista, dunque non da un progetto unitario, ma da un insieme di presenze che condividono un medesimo clima nel quale la lingua si assottiglia, la voce si concentra, la poesia si dispone come un gesto che cerca un varco più che un discorso, una fenditura, più che una via. Il titolo eletto per l’edizione italiana non traduce letteralmente l’originale, e proprio per questo diventa in un certo un’indicazione interpret...

(Redazione) - "La forma che resta”: su Cicatrici di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2025) - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Foto di Dino Ignani Con Cicatrici   ( Einaudi, 2025 ) Giovanna Rosadini ci consegna un testo di notevole finezza, che si muove come un corpo attraversato dal tempo, un corpo che porta i segni della vita, non tanto come reliquie ma come luogo ancora pulsante. La sua poesia non procede per frammenti isolati, ma per un’onda lunga che ritorna, si increspa, si ritrae, depositando strati di memoria, di perdita, di luce, di Storia.  È una voce che non teme la complessità emotiva e che, anzi, la assume come condizione naturale del dire, come se ogni verso fosse un gesto di cura rivolto a ciò che resta, a ciò che ancora chiede di essere nominato. La lingua è limpida, ma non semplice: una limpidezza conquistata e studiata, che nasce dalla precisione, dalla fedeltà al dettaglio, alla parola, che nasce da un’attenzione quasi tattile alle cose.  La pietra, il vento, la luce levantina, il sangue rappreso, le radici che non trovano più nutrimento: ogni immagine è un frammento di mondo ...

(Redazione) - A proposito di Giorgio Simonotti Manacorda - di Raffaele Floris

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  Raffaele Floris Giorgio Simonotti Manacorda , (1915-1971), è uno dei tanti poeti ingiustamente dimenticati del ‘900 italiano. Figlio del forse più noto Oreste (il Sire di Villabella, luogo tuttavia inapprezzabile come la ventilazione di Sandro Ciotti), ingegnere, Grand’Ufficiale e presidente del Casale Calcio, nonché, per un biennio, dell’Ambrosiana Inter, di Giorgio non si avrebbero molte notizie né su Wikipedia né su Wikipoesia, almeno sino al 2020, anno in cui chi scrive propose questo articolo all’ International Web Post (che sentitamente ringraziamo per la gentile concessione), ora rieditato per Le Parole di Fedro . Giorgio Simonotti Manacorda Ci soccorse e continua a soccorrerci, per nostra fortuna, la meritoria tesi di laurea di Chiara Olivero, (Casale M.to, 1980) che ringraziamo. Giorgio Simonotti Manacorda nacque a Milano nel 1915, trascorse un’infanzia dorata nella splendida villa di famiglia, viaggiando anche all’estero in compagnia del padre. La madre Vittoria fu una ...

Dialoghi poetici coi Maestri - 44. Chandra Livia Candiani

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  La pelle è sempre in prima linea come i cappotti le madri i villaggi, è un confuso conoscitore di mondi è serbatoio e cemento trasale fa barriera è distendibile e delicatamente resistente sanguina respira. Nuca mani e piedi spalle petto fianchi conoscono il mondo senza l’assedio della narrazione stormiscono e scompensano il pensiero. La pelle è educazione sentimentale ogni parola un branco che preme i pori e ne fa porte sul cielo vuoto dell’interno, dove soffia la memoria l’aria del tempo. Per primo viene il tatto quando mettiamo una parola al mondo. Invecchiando la pelle diventa più sottile perché aumenta il desiderio di mistero, diminuisce la paura di attacco. È nuda su questa terra, si sbriciola nel passaggio. In lei la vita umana si consuma e poi si spegne o forse vola fuori di lei, la lascia. Chandra Livia Candiani Tratto da La domanda della sete 2016-2020 (Einaudi, 2020) Ho visto pelli farsi barriera contro le scorie d'un mondo asmatico. Altre assorbivano il soffio d'u...

(Redazione) - Dissolvenze - 10 - Di sale e di neve

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di Arianna Bonino Boris Ryžhy è la sua faccia. Boris Ryžhy è la sua cicatrice. Non so da dove arrivi quel segno, ma gli dona una bellezza particolare, marchiando di dolore la chiarezza del volto. Non posso immaginarlo senza. Forse uno scontro con qualche sbandato; ce ne sono molti nell’adolescenza di Boris e forse non c’è quasi altro genere di frequentazioni nella sua prima giovinezza. Oppure un segno permanente di un incontro di boxe, disciplina in cui si distingueva e dietro la quale si nascondeva il poeta Boris. Una crepa su una maschera di porcellana, una fenditura asciutta, magari prodotta da qualcosa di tagliente che spinge da dentro e che, un giorno - venerdì 11 maggio 2001- esplode. Boris Ryžhy nasce a Chelyabinsk nel settembre del 1974, suo padre è un ingegnere minerario. La famiglia si trasferisce presto a Sverdlosk, dove Boris spenderà la sua esistenza. Muore ad Ekaterinburg nel 2001, nel nord della Russia. È lo stesso posto, ma il nome nel frattempo è cambiato. Il suo trans...

Dialoghi poetici coi Maestri - 38. Mariangela Gualtieri

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Adesso fa notte – fa preghiera Apre le serrature del silenzio fa apparire la mappa siderale e ci inginocchia per quello spazio immenso fra qui e l'orlo del cominciamento quando le spine dorsali stanno tutte tese (Mariangela Gualtieri - da “Senza polvere, senza peso”, Einaudi editore) Un vento - un vento divino, planava sulle acque, prima dell'inizio degli inizi. Svolazzava con ali di farfalla su caos e abisso. Fu - dicono - un urlo a strappare i lembi del nulla e a riempire di luce, - una luce divina - ogni possibile esistenza. La notte mi guardo il palmo della mano. Non c'è olio sacro tra i suoi solchi, ma so di poter trovar rifugio nello spazio vuoto tra le lettere. (Sergio Daniele Donati - inedito 2022)

(Redazione) - Dissolvenze - 05 Chiudi gli occhi e apri la bocca (su Henry Hargreaves)

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  di Arianna Bonino A volte si fa per scherzare, s’immaginano cose, si gioca. Quando ero piccola – e lo sono stata in compagnia di un fratello gemello e di uno più grande di solo un anno e mezzo – durante i viaggi in macchina, con noi tre stipati sul sedile posteriore di una Ford Escort carta da zucchero, pronti a generare liti furiose e a darcele a sangue come solo i bambini e gli animali sanno fare, mia madre cercava di differire il climax della violenza fratricida proponendoci giochi che non potevano essere altro che competizioni, il che pertanto se da un lato ci distraeva momentaneamente dall’ammazzarci, dall’altro alimentava l’odio reciproco e predisponeva ad un escalation furiosa, che puntualmente sfociava in pianti lacrime, graffi e sberle poco fraterne e nella consueta sosta in autogrill per separarci l’uno dall’altra, farci lavare il viso paonazzo dalle lacrime e fare pipì, già che c’eravamo.  Quelli che proponeva mia madre erano giochi di parole e d’immaginazione: “t...