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Un piccolo aforisma

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Poēta,  in profundīs verbō commotus,  vultum ā stellīs celat. הַמְזַמֵּר, בְּמַעֲמַקִּים נִעוֹר מִן־הַדָּבָר, מַסְתִּיר פָּנָיו מִן־הַכּוֹכָבִים Il poeta, mosso nel profondo dalla Parola, nasconde il volto dalle stelle. Le poète, touché au plus profond par la Parole, cache son visage loin des étoiles. The poet, moved in his depths by the Word, hides his face from the stars.

(Redazione) - “Nella polvere del tempo” - nei dintorni di "Polvere" (Anterem, collana Nuova Limina, 2024) di Francesco Marotta - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  La raccolta Polvere (Anterem, collana Nuova Limina, 2024) di Francesco Marotta costituisce non soltanto l’approdo conclusivo di una lunga e coerente traiettoria poetica, ma un vero e proprio dispositivo ontologico-linguistico attraverso il quale l’autore interroga, con rigore sobrio e implacabile, la precarietà dell’esistenza e del linguaggio stesso. Marotta, che per decenni ha affiancato alla scrittura originale un’intensa attività di traduttore di autori come Paul Celan, Edmond Jabès, Yves Bonnefoy, René Char, Ingeborg Bachmann e Nelly Sachs, trasferisce in questa opera la consapevolezza profonda che la parola poetica è sempre, innanzitutto, una materia residua: polvere di ere, cenere di memorie, detrito che tuttavia conserva in sé la possibilità di una ricomposizione provvisoria e fragile.  Il titolo Polvere non è quindi una metafora ornamentale, ma la sostanza stessa del libro: residuo di un tempo masticato nel vuoto, polline sottile che si deposita sulle cose e sulle...

"La bella Otero" - una poesia inedita di Raffaele Floris - nota critica di Sergio Daniele Donati

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  Raffaele Floris La bella Otero Tutto ebbe inizio tra i sentieri brulli di Valga. Lei — soltanto una bambina costretta a fare i conti con la fame, la povertà, senza neppure un padre — era Augustina, violentata quando aveva dieci anni. Non si perse per strada, anzi, accese la sua rabbia. Fuggì con un compagno e nei locali fumosi dell’ Alfama cominciava la sua seconda vita. Leggendaria, come Parigi, come l’ossessione per lei, per le sue curve: Carolina ballava in décolleté , con l’eleganza gitana e una cascata gioielli, le sete da regina e la bellezza fatale, appassionata. Schiava mai. L’abbiamo conosciuta in cartolina sulle specchiere di Villa Amarena, la Bella Otero: aveva quarant’anni. Guidogozzano, lui non muore mai. Poi fu il declino. Al tavolo da gioco gettò via tutto, uomini, fortune, tesori sconfinati: non rimase più niente. In un modesto bilocale che profumava forse di lisciva si spense il mito. Lei, con le sue mani nodose e quello sguardo che sfioriva, aveva il sangue del...

(Redazione) - Dissolvenze - 53 - «DRINK ME, EAT ME»

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  di Arianna Bonino I sent for the doctor, and said: "Give me some medicine, for I'm tired." He said, "Nonsense and stuff! You don't want medicine: go to bed!" I said, "No; it isn't the sort of tiredness that wants bed. I'm tired in the face." Lewis Carroll, lettera a Gertrude Chataway, Christ Church, Oxford, 28 Ottobre 1876 Affetta da incontrollabili picchi di febbre crepuscolare e in tali condizioni costretta a letto per alcuni giorni, ho riassaporato il nauseante piacere del tempo indistinto, filtrato da tapparelle a mezz’asta, e quello dei rumori opachi, dei suoni che non si capisce se siano davvero là, in fondo al corridoio, dietro porte chiuse, oppure se si producano qui, tra incudine e martello, in un microscopico e personale labirinto. A tale stato di estasi gratuita partecipano in genere una vaga vertigine e la distorta o monca percezione dei sapori, che collabora al digiuno spontaneo, con ciò via via dilatandosi i tratti mart...

(Redazione) - "Il nero alchemico" - a proposito di "Maniere nere" di Isabella Leardini (Mondadori ed., collana Lo Specchio, 2025) - Nota critica di Sergio Daniele Donati

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Maniere nere (Mondadori ed., collana Lo Specchio, 2025) di Isabella Leardini si configura come uno dei libri più intensi e coesi dell'attuale creazione poetica contemporanea: un organismo compatto, quasi un lungo poema in sezioni, che ruota intorno a un unico nucleo ossessivo – la presenza spettrale, eppure pienamente vitale, di ciò che non ha potuto realizzarsi nella vita. Il titolo stesso è un ossimoro perfetto: “maniere” come gesti rituali, educati, quasi cortesi del lutto; “nere” come sostanza alchemica, abisso marino, materia oscura in cui si dissolve e si conserva ogni forma perduta. L’epigrafe di Margherita Guidacci – «I l mio cuore appartiene / a coloro che lo divoreranno, / e so che stanno venendo » – funziona da vera e propria soglia iniziatica: il soggetto lirico si consegna consapevolmente a una devorazione che è al tempo stesso atto d’amore e riconoscimento dell’alterità assoluta dei morti. La prima sequenza, imperniata sull’ albero dei morti bambini , costituisce il...