(Redazione) - Benjamin/Baudelaire: storia di una cospirazione linguistica - saggio critico di Donato Di Poce


Il rapporto tra Walter Benjamin e Charles Baudelaire rappresenta uno dei nodi centrali della modernità letteraria e filosofica e, forse, non solo. 
Benjamin vede in Baudelaire il poeta che per primo ha espresso, in forma lirica, l’esperienza della vita moderna: la folla, la merce, la velocità, l’alienazione, la perdita dell’aura, la figura del flâneur che attraversa la città come un osservatore solitario.
Per Benjamin, Baudelaire non è solo un poeta: è un diagnostico della modernità.  
In alcuni suoi saggi – Il Parigi del Secondo Impero in Baudelaire, Parigi, capitale del XIX secolo, Di alcuni motivi in Baudelaire – Benjamin interpreta I fiori del male come un laboratorio in cui si formano, assieme e alternativamente idee quali:
  • la merce come feticcio  
  • la percezione shock tipica della metropoli  
  • la solitudine nella folla  
  • la trasformazione dell’esperienza nell’epoca industriale  
  • la figura del poeta come allegorista, che raccoglie rovine e frammenti
Baudelaire diventa così il punto di partenza del grande progetto benjaminiano del Passagen‑Werk, la sua analisi monumentale della Parigi ottocentesca come matrice della modernità.
In sintesi, Benjamin legge Baudelaire come il poeta che ha trasformato la città moderna in un’esperienza estetica e critica, e attraverso di lui costruisce la propria filosofia della modernità.
Siamo lieti ed onorati di poter ospitare un ricco e profondo saggio di Donato di Poce sulla relazione tra due delle menti che più hanno segnato ciò che oggi chiamiamo modernità.

il caporedattore - Sergio Daniele Donati
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BENJAMIN/BAUDELAIRE (1)
STORIA DI UNA COSPIRAZIONE LINGUISTICA
saggio critico di Donato Di Poce

1 - dal libro L’Outsider Geniale (La parabola critica di W. Benjamin) di Donato Di Poce


“AU FOND DE L’INCONNU POUR TROUVER DU NOUVEAU”
Charles Baudelaire
Premessa

Walter Benjamin (1892-1940), che possiamo considerare il più grande critico letterario del ‘900 e Charles Baudelaire (1821-1867) il più grande poeta dell’ottocento e iniziatore della poesia moderna. Due grandi innovatori e due cospiratori non solo linguistici, rivoluzionari. Uno, oltre che Poeta era anche grande Critico d’Arte (Baudelaire), l’altro (Benjamin) grande Filosofo oltre che Innovatore rivoluzionario della critica Letteraria sociologica e Intertestuale.
Secondo Benjamin, il critico deve saper esplorare quelli che nella sua epoca erano i generi e le forme dell’avanguardia (il teatro epico brechtiano, il montaggio di materiali) che i nuovi mezzi di comunicazione (la fotografia, la radio, il cinema).
Benjamin e Baudelaire sono due costellazioni che si sono incontrate nei viaggi del tempo e dello spazio e tra le pieghe della Storia, due costellazioni che avevano molti tratti in comune, e affinità elettive, In primis l’amore per la poesia, l’ossessione per la realtà (per Baudelaire) che diventa contenuto di verità nella critica di Benjamin. E poi analisi comuni ed empatiche sull’idea di progresso, storia, aura, la redenzione dei vinti, Parigi, la folla, la merce, il mito del Flaneur, l’Allegoria e il dandysmo letterario, la critica del capitalismo, l’ossessione per figure femminili libere, complesse ed eroine della modernità (Janne Duval) per Baudelaire e Asia Lacis, per Benjamin.
Dopo il suo arrivo di esule in fuga dal nazismo a Parigi, Benjamin (che aveva già scritto Strada a Senso unico e Il concetto di critica d’Arte nel Romanticismo tedesco, Le affinità elettive), si innamora della città sopravvive di traduzioni (Proust) come aveva fatto Baudelaire con E. A. Poe, e le critiche d’arte ai Salons parigini a partire dal 1845 al 1859) traduce dai Fiori del male, i Tableaux Parisienne di Baudelaire, e progetta il suo libro sui Passages, di cui il saggio su Baudelaire diverrà mano a mano il focus di riflessioni e vibrazioni irradianti di tutto il libro che rimarrà incompiuto causa il tragico suicidio di Benjamin, terrorizzato e inseguito dalle S.S. naziste. Benjamin non riuscì a lasciare l’Europa: quando, nel 1940, la Francia fu invasa dai tedeschi, tentò disperatamente di attraversare il confine con la Spagna ma fu fermato alla frontiera e si tolse la vita il 26 settembre 1940.

Il metodo critico di Benjamin

Benjamin è stato un rivoluzionario critico letterario nel ‘900 occupandosi di figure centrali come Goethe, Kraus, Brecht, Kafka, e lo studio (e traduzione) di Proust e quella basilare di Baudelaire. Potremmo sintetizzare e definire la sua critica come una “distruzione energizzante e costruttiva”. Non sembri strano l’ossimoro che insieme all’allegoria, e alla molteplicità di figure simultanee (critico-detective, moralista utopico, materialista- storico, caratterizzano il suo linguaggio innovativo, creativo e rivoluzionario, da cospiratore linguistico e sociale. Si consiglia di leggere in proposito LA TECNICA DELLO SCRITTORE IN 13 TESI, DI W. BENJAMIN, APPUNTI in Strada a senso unico, Einaudi, 1983).
Benjamin praticava una critica poetica come un’attività da Paleografo e Alchimista e i suoi scritti critici si compongono almeno di due aspetti, il Commentario (in cui si evidenzia il contenuto Reale) e la Critica (in cui si esprime il contenuto di verità).
In sintesi la sua poetica si delinea tra l’Empiria del risveglio, la contestualizzazione dell’esperienza estetica e la redenzione culturale e sociale. Paradossalmente i sui “frammenti” creano un linguaggio come Impalcatura/Architettura emozionale e la strada (e la pagina bianca) diventano una biblioteca oggettuale depositarie e destinatarie del risveglio estetico. Il suo vitalismo energizzante crea nuovi modi per il nuovo e l’utopia. In Benjamin, c’è la compresenza di molteplici figure simultanee (il critico detective, il moralista utopico, lo storico materialista, il teologo messianico).
Baudelaire sarà l’autore in cui Benjamin, troverà i maggiori motivi di convergenza poetica ed empatia umana e attraverso l’uso seriale dell’Allegoria, la traccia storica di una cospirazione linguistica e culturale contro le idiozie, la violenza degli uomini e della società, capaci di vedere le sofferenze degli ultimi, e nella donna, l’allegoria della merce. Baudelaire con la sua malinconia e il suo Dandysmo eserciterà su Benjamin la stessa influenza che E.A. Poe aveva avuto su di lui.
Benjamin nota come Baudelaire non faccia uso dell’ironia in poesia eppure lo vede come un eroe moderno messianico. Da notare invece che Baudelaire fece molto uso dell’ironia e dell’invettiva nella critica d’arte di cui era un maestro sulla scia di Stendhal e Diderot, ma con un accento poetico unico di cui dette un saggio magistrale nel Salon caricaturale del 1846 scrivendo una critica d’arte interamente in versi, ma anche nella famosa poesia dei Fleurs, I Fari in cui elenca e descrive l’arte dei suoi “maestri” da Delacroix a Rubens, da Leonardo a Rembrandt e Goya. Del resto Baudelaire stesso confessò: “Glorificare il culto delle immagini (mia grande, mia unica, mia originaria passione” in Mon cœur mis à nu).

Les phares - I fari


Rubens, fleuve d'oubli, jardin de la paresse,
Oreiller de chair fraîche où l'on ne peut aimer,
Mais où la vie afflue et s'agite sans cesse,
Comme l'air dans le ciel et la mer dans la mer;

Rubens, fiume d' oblio, giardino d'indolenza,
cuscino di carne fresca su cui non si può amare,
ma dove la vita affluisce e si agita senza tregua,
come l'aria in cielo e il mare nel mare.


Léonard de Vinci, miroir profond et sombre,
Où des anges charmants, avec un doux souris
Tout chargé de mystère, apparaissent à l'ombre
Des glaciers et des pins qui ferment leur pays;

Leonardo da Vinci, specchio profondo e cupo,
in cui degli angeli incantevoli, dal dolce sorriso
carico di mistero, appaiono all'ombra
di pini e ghiacciai che cingono il loro paese!

Rembrandt, triste hôpital tout rempli de murmures,
Et d'un grand crucifix décoré seulement,
Où la prière en pleurs s'exhale des ordures,
Et d'un rayon d'hiver traversé brusquement;

Rembrandt, triste ospedale pieno di mormorii,
ed ornato solo di un grande crocifisso,
dove fra singulti e orrori si eleva una preghiera
nel raggio invernale che brusco l'attraversa;

Michel-Ange, lieu vague où l'on voit des Hercules
Se mêler à des Christs, et se lever tout droits
Des fantômes puissants qui dans les crépuscules
Déchirent leur suaire en étirant leurs doigts;


Michelangelo, luogo indefinibile in cui si vedono degli Ercoli
mischiarsi a dei Cristi, e dei fantasmi
dritti e possenti che nell'ora del crepuscolo
trascinano il loro sudario con le dita tese;

Colères de boxeur, impudences de faune,
Toi qui sus ramasser la beauté des goujats,
Grand coeur gonflé d'orgueil, homme débile et jaune,
Puget, mélancolique empereur des forçats;

Collera di boxeur, imprudenza di fauno,
tu che hai saputo riunire la bellezza dei villani,
Gran cuore gonfio di orgoglio, uomo debole e giallo,
Puget, malinconico imperatore dei forzati;


Watteau, ce carnaval où bien des coeurs illustres,
Comme des papillons, errent en flamboyant,
Décors frais et légers éclairés par des lustres
Qui versent la folie à ce bal tournoyant;

Watteau, questo carnevale in cui illustri tanti cuori,
come farfalle, errano fiammeggianti
Scene fresche e leggere schiarita da lampadari
che versano la follia sul vortice del ballo!

Goya, cauchemar plein de choses inconnues,
De foetus qu'on fait cuire au milieu des sabbats,
De vieilles au miroir et d'enfants toutes nues,
Pour tenter les démons ajustant bien leurs bas;

Goya, incubo pieno di mistero,
di feti che si fanno cuocere nel mezzo dei sabba,
di vecchi allo specchio e di bambini nudi,
per tentare i demoni sistemandosi le calze


Delacroix, lac de sang hanté des mauvais anges,
Ombragé par un bois de sapins toujours vert,
Où, sous un ciel chagrin, des fanfares étranges
Passent, comme un soupir étouffé de Weber;

Delacroix, lago di sangue frequentato da angeli malvagi,
all'ombra di un bosco di abeti sempreverdi,
in cui, sotto un cielo triste, delle bande strane
passano, come un sospiro soffocato di Weber;


Ces malédictions, ces blasphèmes, ces plaintes,
Ces extases, ces cris, ces pleurs, ces Te Deum*,
Sont un écho redit par mille labyrinthes;
C'est pour les coeurs mortels un divin opium!


Queste maledizioni, queste bestemmie, questi lamenti
Queste estasi, queste grida, queste lacrime, questi Te Deum!
sono un' eco ripetuta da mille labirinti;
Sono un oppio divino per i cuori mortali !

(* Te Deum: Inno cristiano (in prosa) di origine latina.)

C'est un cri répété par mille sentinelles,
Un ordre renvoyé par mille porte-voix;
C'est un phare allumé sur mille citadelles,
Un appel de chasseurs perdus dans les grands bois!

E' un grido ripetuto da mille sentinelle,
un ordine rinnovato da mille portavoci,
è un faro acceso su mille cittadelle,
il richiamo di cacciatori che si sono perduti nel grande bosco!


Car c'est vraiment, Seigneur, le meilleur témoignage
Que nous puissions donner de notre dignité
Que cet ardent sanglot qui roule d'âge en âge
Et vient mourir au bord de votre éternité !

Perché è veramente, Signore, la migliore testimonianza
che noi possiamo dare della nostra dignità
che questo ardente singhiozzo che passa di era in era
e viene a morire sull'orlo della vostra eternità!

*Scritta fra 1855-56, la poesia è stata pubblicata nella prima edizione dei fiori, nel 1857. E' composta da 11 quartine a rime alternate in alessandrini.

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La poesia è tratta dal Blog di Luisa Riccitelli.
L’attualizzazione che Benjamin attua di Baudelaire, riguarda anche i destini della produzione artistica e diventa matrice della sua critica sociologica. Individuando nell’aura, ossia il senso di distanza e prestigio come prerogativa dell’arte classica, all’origine dell’autenticità dell’esperienza estetica, è dissolta dall’avvento dei mezzi di riproduzione tecnica. Nei suoi anni, la fotografia e il cinema (che saranno oggetto di un altro importantissimo saggio di Benjamin L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, traduzione di Enrico Filippini, prefazione di Cesare Cases, Torino, Einaudi, 2000.), sostituiscono l’unicità del dipinto.

Charles Baudelaire: Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato

E’ il titolo dell’edizione completa Neri Pozza 2012 a cura di Giorgio Agamben, Barbara Chitussi, Clemens-Carl Harle, ma che aveva avuto un’anticipazione importante nel libro Angelus Novus del 1962 a cura di Solmi, con un capitolo centrale: “ Di alcuni temi in Baudelaire” in cui Benjamin affronta temi riscontrati in Baudelaire quali: la città, Parigi, Flaner, Donna(Prostituta), l’aura e la critica della società capitalistica.
Arrivato esule a Parigi nel 1933 e innamorato della città, Benjamin tra stenti e solitudini, troverà sussistenza traducendo Proust ma soprattutto Baudelaire, che diventerà la parte centrale di un progetto che rimarrà inconcluso (causa il suo suicidio) sui Passages di Parigi.
I Passages affascinano Benjamin, progettate per proteggere i passanti dalle intemperie e dal traffico, queste gallerie rappresentano un luogo unico di incontro tra pubblico e privato, tra cultura e commercio.
Tra i vari aspetti analizzati da Benjamin, la bellezza dei Passages è uno degli elementi più importanti. Secondo Benjamin infatti, i Passages rappresentano una forma unica di esperienza estetica, che unisce arte, moda, design e architettura in un unico spazio tridimensionale, relazionale ed estetico.
Benjamin prova e rivive l’esperienza del flaneur, che aveva vissuto Baudelaire tra la folla, di un poeta lirico contro la falsità della dottrina del progresso.

Il libro documenta bene il metodo di lavoro di Benjamin

Benjamin infatti realizza una Protostoria con elenchi e indici da sviluppare, poi passa alla fase successiva di Lettura e documentazione, successivamente passa dalla documentazione alla costruzione con schemi, progetti e ulteriore sviluppo di elenchi tematici, poi va verso il testo, parco centrale e verso la stesura. Poi procede alla prima stesura parziale, poi nuova stesura parziale, per passare ad analizzare Su alcuni motivi in Baudelaire, Appendici con analisi dei Tableaux Parisienne (che aveva tradotto) e l’ultimo capitolo Oltre il testo con nuove tesi e analisi del concetto di protostoria del XIX secolo.
L’analisi di Benjamin si concentra sulla Poesia di Baudelaire Les fleurs du mal e ne rileva la grande novità tematica e poetica di Baudelaire che scriveva: “AU FOND DE L’INCONNU POUR TROUVER DU NOUVEAU”, , ma rileva anche leggendo la critica d’arte di Baudelaire e nello specifico il Salon del 1846 rimproverando alla critica ufficiale dell’epoca come Jules Lamaitre che “… fece tanta fatica ad accorgersi delle energie teoriche presenti nella prosa di Baudelaire” (vedi pag. 634).

Alcune delle più importanti letture critiche di Benjamin

T. Adorno, il filosofo della Scuola di Francoforte e suo amico scrisse tra l’altro una delle più belle definizioni di Benjamin:” Energia liberata da una disintegrazione atomica dell’intelletto”.
*…L’asserzione provocatoria secondo cui un saggio sui passages parigini contiene più filosofia di certe considerazioni sull’Essere dell’essente, coglie più esattamente il senso dell’opera di Benjamin che non l’andare in cerca di quello scheletro concettuale sempre identico a se stesso, che egli aveva relegato in soffitta. Del resto, non rispettando il confine tra il letterato e il filosofo, egli aveva fatto della necessità empirica la sua virtù intelligibile. A vergogna loro, le università lo rifiutarono, mentre l’antiquario che era in lui si sentiva attratto dal mondo accademico nello stesso ironico modo in cui ad esempio Kafka subiva il fascino delle società d’assicurazione. Il perfido rimprovero di essere troppo intelligente lo perseguitò per tutta la vita: un bonzo dell’esistenzialismo ebbe il coraggio di. insultarlo chiamandolo «colpito dai dèmoni», come se la sofferenza di chi è dominato e straniato dallo spirito costituisse il metafisico giudizio liquidatorio su di lui, unicamente perché tale sofferenza turba il fresco e vivo rapporto io-tu. Invece, egli rifuggiva da ogni violenza contro le parole; ogni cavillosità gli era profondamente estranea. In realtà egli suscitava l’odio perché il suo sguardo, involontariamente, senza alcuna intenzione polemica, mostrava il mondo abituale in quell’eclissi che è la sua luce permanente…
*Tratto da questo sito
**…L’utopia della conoscenza ha però l’utopia come contenuto. Benjamin la chiamava l’«irrealtà della disperazione». La filosofia si ispessisce a esperienza affinché le si dischiuda la speranza. Questa appare tuttavia unicamente come rifratta. Se Benjamin sovraespone deliberatamente i suoi oggetti per farne risaltare i contorni nascosti che un giorno dovranno palesarsi nello stadio della conciliazione, al tempo stesso si spalanca, inaccessibile, il baratro tra questo e l’esistenza. Il prezzo della speranza è la vita: «messianica è la natura per la sua eterna e totale fugacità» e la felicità, secondo un frammento dell’ultimo periodo che tutto pone in gioco, è «il ritmo suo proprio». Pertanto al centro della filosofia di Benjamin sta l’idea della salvezza di ciò che è morto, come restituzione della vita snaturata attraverso il compimento della reificazione sua propria, giù giù sino all’inorganico. «Solo per chi non ha più speranza ci è data la speranza», conclude il saggio su Die Wahlverwandtschaften [Le affinità elettive]…”
**Tratto da
Theodor W. Adorno Profilo di Walter Benjamin. [in Prismi, Einaudi, Torino, 1972, pp. 233-247]
Hannah Arendt, filosofa e sua amica ed esule insieme a lui a Parigi si erano conosciuti nel 1935 ed a lei aveva affidato il manoscritto: “Tesi di filosofia della Storia”, autrice di un libro meraviglioso, “L’angelo della storia. Testi, lettere, documenti (traduzione di Corrado Badocco”, Giuntina, 2017, Terza edizione 2023, che raccoglie testi, lettere e documenti, rivendica la sua identità di Critico e teorico della metafora, (un critico alla ricerca di sinestesie intellettuali), mette in evidenza la sua collezione di citazioni, la sua amicizia con Brecht e lo definisce “il pescatore di perle”. Il volume ha un valore documentale notevole. Il carteggio tra i due (ricco di riproduzioni delle lettere) e, infine, i carteggi tra Hannah Arendt, Gershom Scholem, Theodor Adorno e Bertolt Brechtsono illuminanti.
Il saggio di Arendt, che prende vita da una conferenza tenuta a Friburgo nel 1967 su Benjamin e da un saggio apparso in rivista e che qui viene riprodotto nella sua forma originale, costituisce il documento privilegiato di questo libro, anche perché indaga il carattere di Benjamin.
Il testo di Arendt, lucido nel testimoniare un legame viscerale tra la vita di Benjamin e la sua opera, evidenzia la «combinazione di debolezza e genialità divenute ormai tutt’uno, [che] non è stata conosciuta da nessuno meglio che da Benjamin, che l’aveva così magistralmente diagnosticata in Proust»
La memoria, la storia, l’attenzione nei confronti di un passato di violenza e oppressione, sono, in realtà, volti all’azione del momento attuale. Per questa ragione è significativo, come evidenzia Arendt, il rapporto con l’amico poeta Bertolt Brecht, che determinò increspature nelle relazioni sia con Adorno, sia con Scholem.
Benjamin, però, non era tanto interessato alla pratica, quanto alla realtà e da ciò derivava anche la sua fascinazione nei confronti della teoria della metafora, concepita etimologicamente come trasferimento di senso dal sensibile all’invisibile, che consente alla lingua di chiamare la realtà. Il pensiero rude, potendo contare sulla potenza metaforica del linguaggio, è in grado di ricondurre poeticamente all’unità di idea e realtà.
In una sua missiva a Blücher dell’agosto del 1941, Arendt si esprime senza mezzi termini nei confronti di Horkheimer e Adorno che arriva a definire «porci», sostenendo che il manoscritto delle Tesi sul concetto di storia inviato a loro da Benjamin in realtà era stato fatto sparire da loro stessi che non avrebbero voluto pubblicarlo, così come non avevano pubblicato quella che Arendt in una lettera inviata a Adorno chiama la «versione originale» del saggio su Baudelaire. Solo forse la circostanza della commemorazione della morte di Benjamin, secondo Arendt, avrebbe potuto convincere quelli dell’Istituto di Ricerche Sociali a pubblicare, come infatti avvenne, l’ultimo lavoro di Benjamin e cioè le famose Tesi sul concetto di storia che la stessa Arendt aveva provveduto nuovamente a inviare a Adorno.
Tesi nona. La tesi cen­tra­le è la nona: la tesi del­l’an­ge­lo della sto­ria. Essa nasce da una co­stan­te me­di­ta­zio­ne del­l’ac­que­rel­lo di Paul Klee dal ti­to­lo An­ge­lus Novus, in pos­ses­so di Be­n­ja­min dal 1921.
C’è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi è rappresentato un angelo che sembra in procinto di allontanarsi da qualcosa su cui ha fisso lo sguardo. I suoi occhi sono spalancati, la bocca aperta, e le ali sono dispiegate. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Là dove, davanti a noi, appare una catena di avvenimento, egli vede un’unica catastrofe che ammassa incessantemente macerie su macerie e le scaraventa ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e riconnettere i frantumi. Ma dal paradiso soffia una bufera, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che l’angelo non può più chiuderle. Questa bufera lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui egli volge le spalle, mentre cresce verso il cielo il cumulo di macerie davanti a lui. Ciò che noi chiamiamo progresso è questa bufera.” (Tratto da  Angelus Novus, tascabili Einaudi a cura di Renato Solmi.)
F. Jameson il famoso critico Americano, dedica a Benjamin una vita di studi e nel suo libro “Dossier Benjamin” evidenzia alcuni aspetti del nostro autore che sottoscriviamo, quali:

- Ostinata anticanonicità
- Il platonismo
- Le convinzioni tenacemente rivoluzionarie e Leniniste
- Teorico della massa
- La traduzione come interesse prediletto
- Tre parole chiave: Flaneur, Aura e Costellazione
- Estetica e dialettica dell’Interruzione
- La Teologia Ebraica fonte del suo linguaggio teologico
- La frase spaziale (cose viste + colpi di scena dialettici)
- Importanza della Similitudine, della citazione
- Centralità degli studi su Baudelaire e Brecht.
- Teoria e pratica dell’Allegoria,
- Critica come distruzione
- Il più grande critico letterario tedesco
- Attenzione al Cinema e alla Fotografia
- Importanza del concetto di Storia

Alcune considerazioni personali su Benjamin

Tanti Benjamin:
Ci sono tante letture dell’opera di Benjamin a seconda di periodi storici e personalità degli studiosi o filosofi che se ne sono occupati. Tra i maggiori esegeti, studiosi e critici di Benjamin passiamo dagli amici Adorno e Arendt, a Critici come Solmi e Raimondi, a filosofi/critici come Agamben e Jameson e per avere un quadro almeno esauriente della complessità teorica/filosofica e critica di Benjamin è opportuno leggerli tutti.

La scrittura di Benjamin:
E’ stata a lungo definita la scrittura di Benjamin, una scrittura fatta per frammenti o aforismi, sulla quale sono parzialmente d’accordo, in quanto i suoi “frammenti”, sono in realtà delle stanze tematiche, micro testi/microcosmi, matrici compiute di sensi molteplici. Inoltre sono il sintomo di una scrittura intesa come campo magnetico e scintilla energetica, galassia relazionale e reti intertestuali.
Gli appunti di Benjamin non sono souvenir emozionali o semplici documenti storici di un’epoca, ma Costellazioni filosofiche, critiche e sociologiche, mappe tematiche memoriali e avveniristiche, sodalizi di risveglio critico, creativo e sociale.
Emerge dalla lettura di Benjamin un realismo visionario di grande forza creativa e umana in cui etica, estetica e visione si compenetrano in un’immagine di dialettica della storia emozionale e sociale, una sorta di archeologia del futuro di un eterno bambino-critico che rivolta i calzini della Storia e continua a chiedersi e chiederci i suoi eterni perché.

Donato Di Poce

Bibliografia Minima:
  • Strada a senso unico. Scritti (1926-1927), a cura di G. Agamben, Torino, Einaudi, 1984, - Nuova edizione accresciuta, a cura di G. Schiavoni, Einaudi, 2006.
  • Walter Benjamin, Il concetto di critica d’arte nel Romanticismo tedesco, a cura di Nicolò Pietro Cangini, Collana Filosofie, Sesto San Giovanni, Mimesis, 2017.
  • L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, traduzione di Enrico Filippini, prefazione di Cesare Cases, Torino, Einaudi, 2000.
  • Walter Benjamin, Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato, a cura di Giorgio Agamben, Barbara Chitussi e Clemens-Carl Härle, Neri Pozza, 2012, Vicenza.
  • Walter Benjamin, Angelus Novus, a cura di Sergio Solmi, Einaudi, 2014, Torino.
  • Walter Benjamin, I «passages» di Parigi, Einaudi, 2010.
  • Hannah Arendt, Walter Benjamin: L’Angelo della Storia, Testi, lettere, documenti, Giuntina, Terza Edizione, 2023.
  • Fredric Jameson, Dossier Benjamin, Treccani, Prima edizione Marzo, 2022.
  • Charles Baudelaire; Opere complete (Michel Lévy Frères. (1868–70)
    • Vol. 1: I fiori del male
    • Vol. 2: Curiosità estetiche
    • Vol. 3: L'Art romantique
    • Vol. 4: Petits poèmes en prose o Le Spleen de Paris (Paris Spleen)
    • Vol. 5: Histoires extraordinaires (traduzione di Poe)
    • Vol. 6: Nouvelles Histoires extraordinaires (traduzioni di Poe)
    • Vol. 7: Avventure d’Arhur Gordon Pym, (traduzione di Poe)10. Charles Baudelaire, Tutte le poesie e i capolavori in prosa, a cura di Massimo Colesanti, Newton Compton, 2011.
  • Charles Baudelaire, Eugene Delacroix, Abscondita, 2013.
  • Charles Baudelaire, Il pittore della vita moderna, Marsilio, 1994.
  • Charles Baudelaire, Diari Intimi, Oscar Mondadori, 1977.
  • Charles Baudelaire, Scritti sull’Arte, Einaudi, 2004.
  • Charles Baudelaire, Poemetti in prosa: Lo Spleen di Parigi, a cura di Claudio Rendina, Newton Compton, 2011.
  • Charles Baudelaire, Vita, Poetica, opere scelte, Il Sole 24ore, 2028.
  • Jean Paul Sartre: Baudelaire, Il Saggiatore, 1947…Settima Edizione, 1981.
  • Roberto Calasso, La Folie Baudelaire, Adelphi, 2008.
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NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE
Donato Di Poce, ama definirsi autoironicamente, “un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici”. Nato a Sora - FR - nel 1958, residente dal 1982 a Milano. Poeta, Critico d’Arte, Scrittore di Poesismi, Fotografo, Studioso del Rinascimento e dell’Architettura Contemporanea. Artista poliedrico, innovativo ed ironico, dotato di grande umanità, e CreAttività. Ha al suo attivo oltre 45 libri pubblicati (tradotti anche in Inglese, Arabo, Rumeno, Esperanto e Spagnolo), 20 ebook e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Dal 1998 è teorico, promotore e collezionista di Taccuini d’Artista. Ha realizzato ©L’Archivio Internazionale di TACCUINI D’ARTISTA e Poetry Box di Donato Di Poce, progetto espositivo itinerante.
E’ direttore della collana Internazionale di aforismi “Dissensi” per conto della casa editrice I Quaderni del Bardo di Lecce.
Ha pubblicato i seguenti libri di Aforismi/Poesismi:
  • Depensamenti, Eretica Edizioni, Salerno, 2024
  • Nubes de Tinta, Libros del FRESNO, Mexico, 2023
  • Sulle tracce della poesia, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2023
  • Denigrammi, Edizioni del Girasole, Ravenna, 2023
  • Una virgola per pensare, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2022
  • Silenzi Scritti, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2020
  • Poesismi Cosmoteandrici, I Quaderni del Bardo, Lecce, 2018
  • Suture, Corbu Edizioni, Lissone, 2018
  • Lampi di leggerezza, Acquaviva Ed. Acquaviva delle Fonti, 2017
  • Scintille di CreAttività, CFR Edizioni, Sondrio, 2012
  • Poesismi, Onirica Edizioni, Milano, 2012
  • Nuvole d’Inchiostro, Lietocollelibri, Como, 2009
  • Taccuino Zen, I Frutti dell’Albero Edizioni, Milano, 2003
  • Aforismi Satanici, Lietocollelibri, Como, 2000

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