(Redazione) - "Approdo e pensiero" - a proposito della raccolta "Diario dell’approdo" (Arcipelago Itaca Edizioni, 2024) di Fernando Della Posta - nota critica di Sergio Daniele Donati
| Foto di P. Borzelli |
Diario
dell’approdo (Arcipelago
Itaca Edizioni, 2024), raccolta di Fernando Della Posta, si configura come un itinerario poetico che
assume la figura del viandante contemporaneo quale centro mobile di
esperienza e di interrogazione.
Non vi è nella raccolta un punto d’arrivo
definitivo, ma una costellazione di approdi provvisori, deviazioni,
riprese, che obbligano a ridefinire continuamente la propria
geografia interiore.
La scelta dei mari lunari come impalcatura
simbolica, poi, non risponde a un intento ornamentale: introduce, perciò,
una sospensione che dilata la percezione dei luoghi reali,
trasformandoli in dispositivi conoscitivi, in zone di frizione dove
la coscienza si misura con la propria precarietà.
L’intera
raccolta si muove dunque tra un orientamento sempre possibile e un
disorientamento mai del tutto dissolto, come se il cammino stesso
fosse la condizione necessaria per comprendere.
L’incipit
con Primo giorno definisce immediatamente la postura del
soggetto: «Segni
di malattie credute, contratte, nelle ore notturne. Di mattina
prendere paese…»
(p. 19).
L’accesso
al mondo avviene attraverso una fragilità dichiarata, non rimossa.
La
chiusa, poi, – «Se
la Terra / è sempre una, l’approdo è tutti i giorni»
(p. 21) – enuncia il principio che regge l’intera composizione:
l’approdo come gesto quotidiano, come esercizio di presenza che
richiede attenzione, disciplina, disponibilità a rimettere in gioco
la propria posizione.
La struttura del testo, quindi, con i suoi versi spesso
frantumati da un uso mirabile dello enjambement che, in un certo
senso, rilanciano il ritmo, riflette questa dinamica: la frase non si
chiude mai dove ci si aspetterebbe, ma scivola in avanti, come se il
verso stesso cercasse un equilibrio sempre provvisorio.
È
in questa oscillazione che, a nostro avviso, la voce di Fernando
Della Posta entra in risonanza con quella di Giorgos
Seferis,
soprattutto là dove il viaggio diventa interrogazione dell’ombra.
In
Giorno
dopo giorno,
Seferis annota: «Dove
andiamo? Non lo so. / E tuttavia andiamo».
Nel
Mar
delle piogge
l’attenzione si concentra sulla natura dell’umano come creatura
esposta al contatto, alla metamorfosi, alla perdita. In uno dei
passaggi più intensi, Fernando Della Posta scrive:
«Ogni
uomo è prima di tutto il poeta,
il
poeta che ci muore tra le braccia,
dopo
che c’è salito in grembo, non visto»
(p. 26)
Qui
la poesia di Fernando Della Posta diventa un luogo di rivelazione: ciò che “muore
tra le braccia”
è la parte più nuda dell’esperienza, quella che spesso resta
invisibile e tuttavia determina il modo in cui abitiamo il mondo.
La
pioggia, inoltre, agisce come forza che scava, erode, consuma, ma anche come
elemento che rende visibili le incrinature. Il lessico della
fragilità – fiammella, vacilla, piaghe, bruchi, cenci –
costruisce una semantica dell’esposizione che non indulge mai nel
patetico, ma si radica in una necessità conoscitiva.
La sintassi,
peraltro, procede per illuminazioni, per scarti, per rivelazioni che
non si impongono ma affiorano.
Nel
Mare delle isole l’itinerario poetico di Fernando Della Posta raggiunge uno dei suoi
vertici visionari.
In
Approssimazione di Alicudi, la luce diventa materia, presenza,
rivelazione: «Mentre
esplode nell’abbraccio questa pienezza di luce, dall’isola sullo
spazio indiviso di mare e di cielo taccio linee, irradiato il mio
sentire» (p. 39).
L’isola
non è più soltanto un luogo geografico, ma un punto di
intensificazione percettiva in cui il mondo si ricompone in un
equilibrio provvisorio. Il lessico della luce – pienezza,
luccicanza, linee irradiate, spazio indiviso – non ha funzione
decorativa: è un agente trasformativo che plasma il paesaggio e lo
rende esperienza interiore.
La retorica della silloge si affida,
pertanto, a sinestesie che intrecciano percezioni diverse, a metafore
che non sostituiscono il reale ma lo amplificano, a inversioni
sintattiche che seguono il ritmo del pensiero più che quello della
narrazione.
L’intera
architettura dei versi è attraversata da una tensione costante tra
movimento e stasi, tra nomadismo e radicamento.
I
luoghi – Alicudi, la Linea Gustav, Rocca Calascio – non
funzionano come semplici sfondi, ma come nodi di una rete in cui
storia, memoria e comunità si intrecciano.
La
parola poetica assume per il poeta una funzione cartografica: non si
limita a rappresentare il mondo, ma lo ridisegna, lo ricolloca, lo
rende nuovamente abitabile.
In
questo senso, la raccolta dialoga anche con la misura di Vittorio
Sereni, soprattutto con quella capacità di tenere insieme paesaggio
e coscienza che emerge in versi come: «Un giorno dopo l’altro / è
la vita che passa».
Tale
consapevolezza del tempo che scorre, e della necessità di sostare
nei suoi interstizi, attraversa l’opera di Fernando Della Posta,
che non cerca scorciatoie né consolazioni, ma una forma di lucidità
abitabile.
Nel
Mare
della fecondità
emerge la figura del “due
volte alieno”,
che diventa emblema di una condizione universale: essere stranieri a
se stessi prima ancora che agli altri.
Qui
la silloge mostra, nondimeno, la propria capacità di tenere insieme
dimensione individuale e collettiva: l’estraneità non è solo
psicologica, ma anche storica, sociale, linguistica.
Il
Mare della tranquillità,
che potrebbe suggerire una chiusura pacificata, si rivela invece come
un luogo in cui memoria e paesaggio si intrecciano in una forma di
riconoscimento reciproco, sempre parziale, sempre in divenire.
Il
viandante non smette di camminare: impara piuttosto a leggere i
segni, a riconoscere le direzioni possibili, a sostare senza
smarrirsi.
In
questo senso, Diario
dell’approdo
si impone come una raccolta matura, sorvegliata, capace di tenere
insieme visione e misura.
La sua forza non risiede solo nella qualità
dei temi, ma nella coerenza tra struttura, lessico e ritmo: un
equilibrio raro, che consente all’opera di parlare con autenticità
e precisione a chiunque sia disposto a seguirne il passo.
È un
lavoro che non cerca effetti, ma profondità; non cerca di stupire,
ma di donare al lettore un approdo nel regno della parola poetica.
E
ci riesce.
Per la Redazione de Le parole di Fedro
il caporedattore - Sergio Daniele Donati
NOTE
1.
Giorgos Seferis, Giorno dopo giorno, Mondadori, Milano, 1990, p. 54.
2.
Vittorio Sereni, Gli strumenti umani, Einaudi, Torino, 1965, p. 112.
| Foto di P. Borzelli |
NOTE
BIO-BIBLIOGRAFICHE
Fernando
Della Posta
è nato nel 1984 a Pontecorvo in provincia di Frosinone e vive e
lavora a Roma. Tra i tanti riconoscimenti ottenuti in poesia nel 2016
vince il concorso “Stratificazioni:
Arte-fatti Contemporanei”,
legato al festival letterario di Bologna in Lettere 2016 nella
sezione B poesia inedita a tema libero e ottiene una menzione al XXX
premio Montano per la silloge inedita.
Nel
2017 vince il Premio Nazionale Poetika nella sezione silloge inedita.
Nel
2018 si classifica secondo nella sezione inediti di poesia al Premio
“Andrea
Torresano”,
ottiene una segnalazione al premio Lorenzo
Montano
per la silloge inedita e vince il Premio Letterario Zeno nella
sezione poesia.
Nel
2019 ottiene il terzo posto per il libro edito “Gli
anelli di Saturno”
al premio Nabokov 2019. Nel 2020 vince il premio Antica Pyrgos nella
sezione poesia inedita. Nel 2021 ottiene il terzo posto per la poesia
inedita al Premio Umbertide XXV Aprile e al Premio Transiti Poetici,
il secondo posto per la poesia inedita al Premio Città di Siena e
viene selezionato tra i sei poeti del “6° repertorio di poesia
italiana contemporanea” a cura di Arcipelago Itaca Edizioni.
Nel
2022 il suo libro “Rivoluzione
delle Favole”
arriva terzo al Premio Chiaramonte Gulfi e primo al Premio Antica
Pyrgos.
Nel
2023 vince con degli inediti il Premio Dora
Coco - Città di Catania.
Nel
2024 ottiene il terzo posto con il libro edito al premio “L’albero
di rose”
e la menzione speciale al Premio
Camaiore.
Nel
2025 con dei testi inediti ottiene il quinto posto al premio “Poesia
onesta”
ed è finalista al “Premio
Gozzano”.Ha
pubblicato le raccolte di poesia L’anno,
la notte, il viaggio
per Edizioni Progetto Cultura nel 2011, Gli
aloni del vapore d'Inverno
per Divinafollia Edizioni nel 2015, Cronache
dall’Armistizio
per Onirica Edizioni nel 2017, Gli
anelli di Saturno
per Ensemble Edizioni nel 2018, Voltacielo
per Oèdipus Edizione nel 2019, Sembianze
della luce
per Giuliano Ladolfi Editore nel 2020, Sillabari
dal cortile
per Macabor Editore nel 2021, Ricostruzione
delle favole
per Italic Pequod nel 2022 e Diario
dell’approdo
per Arcipelago Itaca nel 2024.
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