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(Redazione) - Dieci aforismi di Maria Pia Latorre - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  Questi aforismi di Maria Pia Latorre (con l’apertura di Zambrano che funziona quasi come una chiave d’accesso) costruiscono un piccolo sistema filosofico compatto, dove ogni frase sembra isolata ma in realtà vibra in risonanza con le altre. Il loro centro non è un tema unico, ma una tensione: quella tra il limite e l’eccedenza, tra ciò che siamo e ciò che ci sfugge, tra il tempo che ci attraversa e il tempo che cerchiamo di trattenere. C’è innanzitutto un’idea forte: nessuna cosa basta a se stessa. L’amore non basta, perché “ ci consuma ” e proprio consumandoci ci aderisce; la vita non basta, perché è “ una riduzione dell’eternità ”; la felicità non basta, perché è “un dolore travestito da miraggio”. È come se ogni esperienza umana fosse una forma di sottrazione: ciò che viviamo è sempre la versione ridotta, contratta, di qualcosa che non riusciamo a possedere interamente.  Ma questa sottrazione non è negativa: è la condizione stessa che ci permette di percepire, desiderare...

(Redazione) - "Un'assoluzione certa" - a proposito della raccolta "Un canto al tempo che mi assolva" (Les Flâneurs Edizioni, 2025) di Giorgia Mastropasqua - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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  Con  Un canto al tempo che mi assolva (Les Flâneurs Edizioni, 2025), Giorgia Mastropasqua non ci presenta solamente una raccolta di estremo valore.  La poeta apre un varco nella percezione, un punto in cui la realtà sembra inclinarsi e lasciare filtrare una luce diversa, capace di modificare la consistenza delle cose.  La sua poesia nasce da movimenti che affiorano come vene d’acqua sotto la pietra, e il lettore viene subito invitato a entrare in un ritmo che si espande e si ritrae, come se ogni verso respirasse per conto proprio.  È in questa soglia, dove la memoria diviene corpo e la voce diventa luogo, che il libro trova la sua prima, decisiva risonanza. La scrittura di Giorgia Mastropasqua si riconosce per la limpidezza etica, la cura vigile con cui cerca la precisione, affidando molto alla vibrazione interna delle immagini e di vissuti che sono prima della parola che li veicola . La sua poesia si muove dunque tra materia e visione, e ciò che colpisce è ...

(Redazione) - Visioni contemporanee - 02 - A proposito di Max Hamlet Sauvage

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  di Emanuela Maggini (Melita Ruiz) Max Hamlet Sauvage , pseudonimo di Amleto Massimo nasce a Gallipoli il 19 gennaio nel 1950; è un pittore, saggista e scultore italiano. Tutta la sua opera creativa si ispira alla corrente pop-surrealista americana. Nel 1969 intraprende i corsi di pittura della Scuola d’Arte   Castello Sforzesco   di   Milano , per poi frequentare l'atelier di Arti Incisorie. Nel 1972 frequenta i corsi della   Scuola libera di Anatomia   a   Brera   e contemporaneamente comincia la sua carriera, avendo modo di esporre le sue opere personali. Nello stesso anno, infatti, esordisce alla   Galleria Schettini   di Milano presentando un ciclo di opere chiamate " Le Metamorfosi " e direttamente ispirate allo scrittore cecoslovacco   Franz Kafka .   Questa tappa fa sì che le sue opere inizino ad essere conosciute, per poi circolare in   Europa   e   America , toccando varie città, fra cui   Praga ...

(Redazione) - "La forma che resta”: su Cicatrici di Giovanna Rosadini (Einaudi, 2025) - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Foto di Dino Ignani Con Cicatrici   ( Einaudi, 2025 ) Giovanna Rosadini ci consegna un testo di notevole finezza, che si muove come un corpo attraversato dal tempo, un corpo che porta i segni della vita, non tanto come reliquie ma come luogo ancora pulsante. La sua poesia non procede per frammenti isolati, ma per un’onda lunga che ritorna, si increspa, si ritrae, depositando strati di memoria, di perdita, di luce, di Storia.  È una voce che non teme la complessità emotiva e che, anzi, la assume come condizione naturale del dire, come se ogni verso fosse un gesto di cura rivolto a ciò che resta, a ciò che ancora chiede di essere nominato. La lingua è limpida, ma non semplice: una limpidezza conquistata e studiata, che nasce dalla precisione, dalla fedeltà al dettaglio, alla parola, che nasce da un’attenzione quasi tattile alle cose.  La pietra, il vento, la luce levantina, il sangue rappreso, le radici che non trovano più nutrimento: ogni immagine è un frammento di mondo ...

(Redazione) - A proposito di "Davaj" (Puntoacapo ed, 2025) di Michele Trizio - nota di lettura di Sergio Daniele Donati

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Pubblicato da Puntoacapo Editrice , Davaj di Michele Trizio si presenta come un poemetto che, fin dalle prime pagine, rivela la volontà di trasformare la campagna di Russia in  una condizione linguistica ed esistenziale, più che in un semplice scenario storico, e che impone al lettore un ingresso immediato in un mondo dove la lingua arretra, si frange, si sospende, assumendo la stessa temperatura del gelo che attraversa il libro.    Ed è proprio in questa sospensione, in questo continuo slittamento tra tempi e stati dell’essere, che affiora un’analogia sorprendente: nell' ebraico biblico , come è noto, l’aggiunta iniziale   della particella “ ve ” (la lettera vav che rappresenta la congiunzione "E" ) al futuro lo trasforma in passato remoto, e al contrario, se aggiunta al passato remoto, lo proietta nel tempo futuro. In modo grossolano e schematica — ci sarebbe davvero tanto da aggiungere a riguardo — potremmo dire che: E andò==>andrà E andrà==>andò...