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Kaddish, in punta di dita



Rachmaninoff - Piano Concerto No. 2, Op. 18 (Rubinstein)


Un due tre quattro, 
ti culli piano, 
ti dondoli 
come fanno loro 
alla ricerca del sottile. 

Un due tre quattro, 
ascolti e estendi, 
estendi e ascolti 
un due tre quattro 

È un adagio, andante, 
maestoso (e il brio?), 
ritmato con sincope, 
la vita mia. 

Un due tre quattro. 
Estendi e ascolti. 
Le tempeste 
sono lontane, finché suoni, 
finché suoni sono lontane. 

Crei barriere eteree 
tra il quotidiano 
e il sublime, 
tu piccolo e inerme 
guerriero. 

Un due tre quattro. 
Estendi e ascolti. 
E tutto si dissolve 
piano piano, 
nel lento picchiettare 
di polpastrelli 
sulla tastiera. 

Ascolta e estendi. 
Uno due tre quattro. 
Cantavi solo (solo), 
per te te solo. 

Lei ascoltava 
nell'altra stanza 
(nell'altra stanza). 
E il suo ascolto, 
sosteneva il tuo canto, 
antico (antico). 

A niente servivano 
le gocce di doccia, 
il canto andava da sé. 

Un due tre quattro, 
uno due tre quattro, 
ascolta e tendi.

Ricorda. 
E fallo ora, adesso, ora. 
Fai che il luogo dell'esitazione 
sia momento di scelta. 

Tra trilli e melodie, 
ascolta e estendi. 
Estendi e ascolta. 
Chiasmo. 
La vita è un chiasmo. 
La mia. E nel punto 
di intersezione, 
l'urlo mio di bimbo, 
sparito spaurito. 

Un due tre quattro, 
uno due tre quattro, uno. 
C'è un luogo,
ne sono certo 
che la mia voce 
possa chiamare casa. 

Ne sono certo? 

È mia, è mia, è mia, la voce 
che salta come puntina su un vinile rigato. 
È loro la voce che avanza 
e si unisce allo stridio e lo modella, 
lo plasma, ne fa melodia. 

Loro, per me, in mio soccorso, 
sei milioni di soccorritori, 
e io che nemmeno una mano 
ho potuto tendere loro. 
Vengono a me e mi portano 
in palmo di mano. 
Loro. Sei milioni. 
Vengono a me. 
E piango, piango, piango. 

Loro vengono a me. 
Bimbi, bimbi, bimbi 
dai fumi della storia. 
Dai fiumi della storia 
ai fiumi della mia parola. 

Uno due tre quattro. 
Esiste un luogo 
che si possa chiamare 
la vostra casa? 

Paura, venite, venite, 
paura, venite, 
paura, venite. 
Vi aspetto, paura, venite. 
Non fatemi attendere. 
Ascolta e estendi. 
Uno due tre quattro. 
Venite, cantiamo assieme, 
cantiamo assieme. 

E giochiamo, 
all'elastico, ai numeri di gesso, 
a “dieci fratelli, 
tutti gemelli, meno uno 
di nome Bruno”, 
alle belle statuine, 
a palla prigioniera, 
no a palla prigioniera no, 
io vi libero nell'aria, 
io vi libero nel libro d'aria. 

Venite, venite, 
vi aspetto, paura. 
Venite, venite, 
vi accolgo, paura. 
Uno due tre quattro. 
Ascolta e estendi, 
estendi e ascolta. 
Chiasmo. 

Non è mio l'urlo 
nel luogo di intersezione, 
ma loro. 
Venite, venite, 
venite, paura. 
Paura. Venite. 

Vi aspetto. Paura.

Commenti

  1. Straordinaria chiaroveggenza. Grazie.

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  2. Anche il ritmo sincopato rende l'idea e tende verso una salvezza sua e di chi la vorrà accogliere

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    1. Grazie Riccardo. Dice giusto. La salvezza o la si accoglie per sé e per gli altri o non è. La salvezza è in sintesi un atto di consapevolezza.
      Grazie dal profondo, lo ripeto.

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