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Nella penombra


Per paura dello sciopero e di far tardi, sono arrivato tre quarti d'ora in anticipo nel luogo dove tengo i miei corsi di meditazione. 
Tutto è silenzio e buio. Non mi va di accendere le luci, non ancora.
Chiudo gli occhi e, per un istante, cerco di fare entrare il silenzio e la penombra nelle ultime tracce di questa mia caotica giornata. 
Un senso tutto questo affanno lo avrà? 
Un senso, magari sottile, delicato, sfuggente, deve averlo questo mio desiderio di non lasciar morire la voce del mio maestro, di passare ad altri il testimone che fu passato a me. 

E ho bisogno di Silenzio anche solo per porre la domanda a me stesso, per non permettere al bimbo piccolino e pigro che mi abita di accontentarsi di risposte preconfezionate e stantie.

Perché insegno? Che cosa insegno ogni giovedì e nei miei seminari? Quali voci mi abitano quando parlo ai miei allievi? Quali semi cerco di seminare nel loro più che fertile terreno? 

Oh sì, potrei dirvi del piacere del passaggio, della riconsegna, della gioia di vedere i propri allievi crescere nella pratica, della immensa e profonda respirazione comune che ogni giovedì si manifesta.

Ma oggi no. Non mi siederò su facili risposte, anche se coperte da un linguaggio dorato. Un linguaggio che mi viene facile ma che a volte uso per coprire e non per svelare.

Allora, quest'affanno, queste voci che mi abitano e mi chiedono di parlare e trasmettere che senso avranno mai nel profondo?
E chiudo gli occhi di nuovo e nel farlo un ritroso e evanescente segnale di risposta arriva. Sono le ombre dei libri che si trovano qui a darmi una traccia di possibile comprensione.

Insegnare è un fenomeno di scrittura, forse il più delicato e sensibile. Così come essere allievi è un fenomeno legato alla lettura. Per questo si è sempre allievi e insegnanti allo stesso tempo. Oggi sedendomi coi miei allievi in meditazione vorrei tanto, e so che ci riuscirò (ci riusciremo assieme) rendere evidente questo.

Meditare è narrare, narrarsi, ascoltare con morbida tenerezza la propria narrazione farsi strada come un profondo ruscello sotterraneo. Meditare è ascolto delle voci che ci abitano e dei silenzi che a volte le coprono e proteggono dagli strazi della vita. Meditare è leggere un libro antico, molto più antico della nostra stessa nascita. Un libro che noi identifichiamo a volte con il nostro stesso nome ma che è un flusso che comincia molto prima di noi e non ha fine quando noi non siamo più.
E lo so che il mio Maestro, lui sì che quel titolo lo meritava, da qualche parte, ovunque sia, gioisce nel sentirmi dire queste cose.

Stasera nel buio e nel silenzio la sua voce tace e la mia si fa strada, sì, ma per le vie che lui ha tracciato dentro di me.




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