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La mia vita con Glock - 01 Premessa

Illustrazione di Patrizia Comino 

Il dubbio, o forse dovrei parlare di certezza, di avere in me una piccola presenza salvifica, un essere fatato, che si è sempre occupato con estrema leggiadria di sanare le mie ferite e colmare le  mie carenze, accompagnandomi nei miei viaggi interiori, mi venne per la prima volta all'età di sei anni, quando fui colpito da una gravissima influenza che mi aveva portato al ricovero in ospedale. 

Sentivo muoversi questa presenza dentro di me per risolvere uno ad uno ogni sintomo ed effetto collaterale del malessere.  Si spostava con così tanta delicatezza da sembrare poco preoccupata delle mie sorti, o forse era solamente sicura dei suoi poteri taumaturgici. 
In due giorni soltanto ogni grave sintomo era completamente scomparso. 
Persino il medico curante, stupefatto, andava dicendo ai suoi colleghi che era impossibile in così poco tempo la totale scomparsa della malattia. 
Nessuno ne capiva i motivi. Ma io avevo una mia certezza.. 
Ero stato guarito da un piccolo alleato che mi chiese di chiamarlo Glock. 
Non chiedetemi perché; non è cosa che chi ci legge possa per il momento sapere. 

Non provo nemmeno a ordinare i miei ricordi della relazione con Glock cronologicamente.   La mia scrittura di una simile esperienza simile non può che andare per salti, logici od illogici che siano, da un episodio all'altro.
Glock  è fuori dal tempo; balza dal passato al futuro in un batter di ciglia perché, di volta in volta, sa dove ed in che tempo recarsi per cercare i suoi utensili di guarigione. 
E fischietta. 
Fischietta quasi sempre, inesorabilmente, mentre salda, ricuce, bonifica e rende possibile ogni mio cambiamento. 
E, fischiettando, cambia sembianze, a seconda dell'esigenza del momento.

Unica costante è il suo nome, al cui richiamo risponde quasi sempre, se ne ha voglia. 
Ve lo ripeto a vostra tutela, non chiedetemi perché si chiami Glock, non è cosa che per il momento siate pronti a sentire.  

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