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La mia vita con Glock - 02 Glock va in analisi

Illustrazione di Patrizia Comino

" E' solo l'inizio dell'elaborazione del suo lutto, Gabriele", mi diceva con dolcezza l'analista, "è del tutto normale e naturale che lei abbia delle oscillazioni  altalenanti tra euforia e depressione; fossi in lei non me ne farei un cruccio, perchè in questa fase nulla è definitivo e stabilizzato. Si tratta di rielaborare il trauma che ha vissuto e trovare, anzi ritrovare, un equilibrio che le permetta di mantenere vive la parti profonde di lei che questo stesso trauma ha fatto emergere".

Io la guardavo con un'espressione lievemente inebetita e non dicevo una parola. 
Glock dentro di me non parlava. 
Taceva anche lui celandosi chissà dove, ma io sapevo bene che stava solamente cercando il giusto linguaggio per interagire con la psicoanalista. 
Due presenze salvifiche, la presenza fatata  e la persona in carne ed ossa, devono trovare un linguaggio comune se non vogliono rischiare di dare messaggi discordanti, tirando l'una mentre l'altra spinge. 

Glock dunque taceva, io tacevo ed anche la dottoressa ormai  taceva in attesa che dicessi qualcosa.

Poi d'improvviso Glock parlò: "in ogni caso, imbecillone, non dimenticare che sono stato io a portarti da lei. Ora ascoltala, perchè io ho cose ben più urgenti di cui occuparmi", disse e svanì. 
Se ne andò, come sempre fischiettando, a nascondersi negli anfratti della mia mente, in attesa di agire al momento giusto, pianificando chissà quale altra bonifica per il giorno successivo. 
Instancabile Glock, dal sorriso smagliante, speranza costante dei miei sogni,  tu non riposi mai. 

"Ha ragione dottoressa", " devo imparare per il momento a convivere  con queste oscillazioni e ricadute" dissi, mentre Glock, fischiettando, era entrato nella grotta più nascosta della mia memoria che tenevo chiusa e sprangata ormai da anni. 
Io non so come fosse riuscito a entrarci  ma lo sentivo canticchiare una vecchia melodia modificandone le parole. 

Dottoressa, dottoressa
non sia fessa
eviti altri inutili rimandi
svelta, svelta, glielo domandi

Preso dalla  litania che Glock intonava, sentii solo sullo sfondo la dolce voce della terapeuta chiedermi: "Ma questo abbandono violento ed improvviso che ha subito gliene ricorda un altro vero?"

La guardai come si guarda la prima volta la neve che cade d'inverno o il mare e scoppiai a piangere. 
In quel preciso istante cominciò veramente la mia terapia.
Glock ridacchiava felice, pulendo a colpi di ramazza la grotta, ormai rimasta senza porta. 

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