In evidenza

La mia vita con Glock - 03 Glock cambia scrittura

Illustrazione di Patrizia Comino 

Finita la fase dell'immersione totale, dello stordimento creativo, mi decisi ad affrontare la scrittura da un altro punto di vista.
“E' necessario assumere una diversa postura, Gabriele”, dissi tra me e me.
Glock intanto fischiettava in qualche anfratto tra le due ultime vertebre lombari.

Immaginavo, mentre già la schiena si tendeva in un nuovo anelito alla verticalità, di poter apprendere un'inedita relazione con la parola. Desideravo dominarla, esserne l'artefice. 

Glock fischiettava e ridacchiava allo stesso tempo, non senza provocarmi una certa irritazione.
"Devo relazionarmi alle parole come l'aquila fa con le sue prede”, pensavo, “ dall'alto, librandomi in sempre più ampi cerchi, prima di decidermi alla picchiata”.
Glock intanto si era spostato tra le vertebre dorsali e le verticali e cantava un'antica nenia che più o meno faceva così:
Gabriele, Gabriele, 
la parola è come il miele, 
se la vuoi dominare 
dovrai apprendere a cantare 
nenie antiche come le mie, 
percorrendo nuove vie 
non gettarti in picchiata 
con la voce così stonata 

In effetti sino ad allora avevo condotto una battaglia impari con le parole. Eroe romantico, armato di penna, mi ero congelato nell'idea di una sconfitta inevitabile e preordinata.
Ero quasi affascinato da quel ruolo di perdente della sfida con la parola e la scrittura che, sebbene mi procurasse non poche sofferenze, mi lasciava un bizzarro senso di essere l'ultimo depositario di un'antica ed importante missione.
Mentre questi pensieri mi attraversavano la mente Glock, fischiettando (ça va sans dire), si era infilato tra la prima cervicale ed il cranio, provvisto della sua ramazza, e aveva cominciato il suo lavoro di pulizia.
All'ultimo colpo di ramazza un pensiero guerresco mi attraversò la mente.
“Questa la battaglia la vincerò, fosse anche con una parola sola, la vincerò”, dissi forte.
Glock canticchiava un'allegra canzoncina della quale ricordo solo qualche verso
Attenzione, attenzione 
qui comincia la tenzone 
Gabriele un po' scemotto 
or diviene un aquilotto 
proprio grande è il suo salto 
se può prenderla dall’alto 
prepariamoci a gioire 
senza tema di fallire 
Gabriele non è solo 
saprà prendere il suo volo 

Tesi dunque la schiena, facendo attenzione a che gli ischi si appoggiassero perfettamente alla sedia, allungai i muscoli del collo e della nuca, facendo rientrare il mento lievemente verso l'interno, chiusi gli occhi e mi concentrai sulla regolarità del mio respiro.
Glock, sempre allegro e fischiettante si era seduto nel bel mezzo del mio addome e a ogni respiro sorrideva sempre di più.
Mille lemmi si manifestavano alla mia mente bussando, a volte con delicatezza, altre volte in modo irruente per farsi scegliere ed accogliere.
Glock, ancora seduto nel mezzo del mio addome canticchiava una lenta melodia che faceva più o meno così
Lemme lemme 
arriva un lemma 
Gabriele tien alta la flemma 
non si perde a guardare 
ciò che non deve catturare 
se vuol essere aquilotto 
sua è la scelta, non del Lotto 
se la parola dorata vuol catturare 
non può fare che aspettare 

“Cerco la grande parola!” dicevo tra me e me, mentre i cerchi in aria si facevano sempre più ampi.
“Cerco la grande parola! Devo guardare meglio” mi ripetevo per darmi maggiore vigore e rafforzare in me il proposito di catturare la scrittura dall'alto.
Glock, che aveva preso le sembianze di un vecchio gnomo dalla barba bianca, di colpo urlò: Gabriele, lo sai vero che la grande preda dall'alto potrà sembrarti molto piccola, vero?
Ed aggiunse: Fai attenzione al “grande nascosto nel piccolo”, se vuoi diventare davvero un'aquila nel tuo rapporto con la scrittura
Piccolo geniale essere, con poche parole Glock fece mutare non tanto in miei intenti, quanto il modo di praticare i miei propositi. Mi aveva dato un'indicazione precisa e preziosa.
Poi era scomparso in qualche meandro del mio passato a cercare arnesi utili al mio volo. Non ne sentivo nemmeno più il fischiettio di lontano.
Non mi restò pertanto che tornare a concentrarmi sulla respirazione.
E fu di nuovo silenzio.

Ora cercavo la grande preda nelle cose piccole, nei mutamenti repentini, nelle tracce di movimento appena accennate. Scartavo, quasi con stizza, ogni manifestazione linguistica troppo pacchiana, evidente, facile, afferrabile senza sforzo.
“Non fai per me, non ora, non più”, dicevo. “vai via, vai via, io cerco altro”.
E tornavo al respiro, la fronte imperlata di sudore.
Poi d'improvviso il ricordo dei miei compagni delle elementari, ne vidi i volti e risentii i timbri delle loro voci, uno per uno, e di ognuno ricordai i nomi.
Glock, tornato dal mio passato, portava in mano una fotografia della classe della terza elementare in cui io avevo un'espressione assente, spaesata, perduta.
Accanto a me il mio migliore amico mi teneva dolcemente una mano sulla spalla. Anche la sua espressione sembrava sognante e perduta.

“Ma dove sei andato a ripescare quella foto Glock”, dissi stupito.
Glock sorrideva e canticchiava una delle sue canzoncine

Attento sciocco aquilotto 
non far troppo rebelotto 
dai importanza al contorno 
non tutto va tolto di torno 
se il grande vorrai catturare 
ogni cosa dovrai guardare 
Tutto ciò che ora ti appare 
dovrai libero lasciarlo andare 
e seguirlo di lontano, 
non sarà di certo invano. 
Una via ti sta indicando 
alla preda ti sta portando 

“Santo, piccolo essere, che grande saggezza mi stai indicando”, pensai. 
Poggiai finalmente la mano destra sul foglio, la sinistra teneva la penna. Ne valutavo, come sempre, peso e forma, senza fretta, come l'esperto samurai valuta la sua spada esaltandone il punto di equilibrio con gesto lento, limitandone le asperità con perizia. 
Conoscere il proprio strumento è la prima qualità richiesta ad un artista.




Glock si era messo a far pulizia dietro i miei bulbi oculari, obbligandomi ad aprire gli occhi e a guardare il foglio bianco davanti a me. Per il momento rimaneva in assoluto silenzio. Si sentiva solo il rumore della sua ramazza fatata.
Poi di colpo urlò: Attento, sciocco, aprili lentamente quegli occhi, o dovrò stare a pulire troppo a lungo. Non essere frettoloso.
Seguii come sempre il suo consiglio. La luce entrò dolcemente in contatto con la mia coscienza.
Sia Glock che io tirammo all'unisono un sospiro di sollievo.
Il foglio davanti a me era come un campo di battaglia. La grande preda doveva nascondersi lì, da qualche parte.

Glock prese sembianze di fanciulla. Una scanzonata ragazzina dai capelli rossi dalla voce cristallina.

Ora il cerchio dovrai accorciare 
se la preda vorrai trovare, 
non so, te ne sei accorto? 
hai messo il foglio storto 
preparati ad essere galeotto 
il tuo campo ora è ridotto 

Capii bene che mi stava consigliando una cosa sola: concentrazione.
Lentamente il mio sguardo si fece più acuto. Nulla pareva sfuggire alla mia attenzione. Nulla era ormai fuori dal mio campo visivo sul foglio bianco.
La vidi ancora prima che si muovesse, che respirasse, la grande preda, con le sue piccole ancelle sempre a fianco.
Immobili anche loro, forse impaurite o forse eccitate dalla mia presenza rapace.
Perché certo accompagnarsi alla preda sacrificale, farle da mero contorno, deve essere entusiasmante e rassicurante allo stesso tempo.
I miei cerchi si fecero sempre più stretti, sempre più stretti.
Poi la picchiata. Fulminea, inesorabile, già vincente prima di iniziare.
E fu solo silenzio quando i miei artigli fermi ed acuminati bloccarono la parola “immersione” al foglio bianco.


Glock intanto si era allontanato, fischiettando, in qualche remota zona vicino al mio sterno, dove sentivo una canto antico e guerriero farsi largo.
stampa la pagina

Commenti