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La mia vita con Glock - 00 Evocazione



EVOCAZIONE

Tu che vaghi tra i fitti rovi dei miei pensieri, pelle bianca graffiata, incurante delle spine, sguardo umido, eppur vivace, a raccoglier more
chi sei?
Tu che cammini sicuro nelle strette grotte delle mie paure, sollevando foglie morte in un vortice, quasi fosse un gioco, tu, infante fatato, che avanzi lanciando incantesimi sulla via spalmando olio e balsamo sulle mie ferite;
chi sei?
Tu che tendi manine di bimbo in aiuto del gigante, o portatore di silenzio, alchimista della parola, lucina tenue, stella solitaria, tu che nuoti, certo dell'approdo, nelle acque stanche delle mie paludi
chi sei?
Tu, voce mai sopita, che raddrizzi la mia schiena, maestro antico dall'incedere di fanciullo, che sollevi con un solo schiocco delle dita sovrappesi e dismisure dei miei inciampi e con un solo soffio ne disperdi i semi come neve di fiore al vento in primavera;
chi sei?
Tu che ti sdrai al suolo, materasso delle mie cadute, e ti ergi poi, pompa pneumatica delle mie riprese, e bendi con scuro telo i miei occhi affaticati, tu, bisbiglio all'orecchio, stimolo all'ascolto profondo, voce di vento caldo
chi sei?
Tu che avanzi fischiettando, sempre al mio fianco, per valli desolate delle quali persino al Salmista fu interdetto di intonare il canto, e sorridendo sollevi l'anima mia da ogni peso e gravità, ridando al ricordo il profumo delle cose antiche ed al progetto quello della primizia, tu che ridi e ridi e ridi ai miei pianti, e carezzi la mia testa nella veglia e ti fai guardia nel sogno del mio cambiamento, tu narrazione perpetua, tu nenia antica
chi sei?

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